Minirugby: skills e divertimento sono compatibili?

E’ uno degli argomenti più sensibili nello sport e nel rugby. Quando si deve iniziare a lavorare seriamente sui fondamentali?

Insegnare i fondamentali, le skills, ai bambini è giusto? Il minirugby dev’essere solo svago, divertimento, o l’agonismo e la tecnica di base non sono demoni da tenere lontano? Un tema caldo e molto spinoso, con le filosofie che si scontrano all’interno del movimento e dei club.

Dopo il Trofeo Topolino e la vittoria del Cus Milano Under 10 sul sito del Comitato Lombardo è uscita un’intervista a Gino Vinella, direttore sportivo del Cus, che tra i vari argomenti tocca proprio il tema dei fondamentali. E non nasconde che è proprio il progetto voluto dal Cus Milano un anno fa ad aver portato al bel risultato a Treviso.

“Al di là della soddisfazione per il risultato, quello che fa piacere è vedere come stia dando i frutti il progetto nato un anno fa e fortemente voluto da noi. L’idea è quella dell’importanza dell’apprendimento dei fondamentali fin dalla più giovane età, il tutto ovviamente in un contesto ludico e di divertimento per i bimbi” dice Vinella.

Una filosofia vista spesso male in Italia, dove molti considerano che migliorare le tecniche di base e guardare ai risultati sia contrario al concetto di minirugby. “Imparare le skills e divertirsi non sono concetti incompatibili, anzi. I bambini amano la competizione, se è sana, e amano imparare. Proprio per questo un altro progetto cui stiamo lavorando riguarda gli educatori, che devono essere i primi a crescere e imparare affinché sappiano imparare le skills fin da subito, ovviamente giocando e divertendosi” ribadisce Vinella che, poi, sottolinea come nel Cus l’idea sia quella di mettere i tecnici e gli educatori più esperti con i bambini più piccoli e non, come spesso capita, il contrario.

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