Brexit: il referendum britannico mette a rischio lo sport

L’uscita della Gran Bretagna dell’Unione Europea col referendum di domani avrebbe ripercussioni sugli stranieri della Premiership. Compresa la nutrita schiera italiana.

Domani 23 giugno in Gran Bretagna si voterà. In ballo la permanenza di Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord nell’UE con il referendum per il cosiddetto “Brexit”. Una questione politica (macchiata anche con il sangue), ma che potrà avere forti ripercussioni anche nello sport – soprattutto quello a squadre -, rugby compreso.

In ballo, infatti, ci sono le leggi comunitarie sui lavoratori, la libera circolazione delle persone e la cosiddette legge “Bosman”. In caso di vittoria dei favorevoli all’uscita dall’UE queste leggi non si applicherebbero più per chi va a lavorare in Gran Bretagna, sportivi compresi, che avrebbero bisogno di un permesso di soggiorno e di lavoro. E la Premiership di rugby ha tanti giocatori stranieri, a partire dalla nutrita schiera di italiani, da Michele Campagnaro a Lorenzo Cittadini, passando per Andrea Masi, Josh Furno, Giambattista Venditti e Carlo Festuccia (anche se almeno lui, sicuramente, tornerà a fine stagione in Italia) in Premiership, ma anche Simone Favaro e, dall’anno prossimo, Leonardo Sarto in Scozia.

Ma la questione non riguarda solo i giocatori europei, perché gli accordi della Comunità Europea con Sud Africa e isole pacifiche e la cosiddetta legge “Kolpak” equiparano anche molti giocatori extra-europei agli europei quando si parla di libera circolazione dei lavoratori. Insomma, sono tanti i rugbisti impegnati in Inghilterra (ma anche Scozia, Galles e Irlanda del Nord) la cui posizione potrebbe complicarsi in caso di vittoria del Brexit. E in Inghilterra i club iniziano a preoccuparsi.