Israele archivia inchiesta sui 4 bambini uccisi a Gaza. “Fu un errore”

Per la Israel Defence Force, i quattro cugini Bakr (tutti tra i 10 e gli 11 anni) sono stati uccisi per un errore di identità

Come prevedibile, l’inchiesta sulla morte dei 4 bambini uccisi sulla spiaggia di Gaza lo scorso anno si è conclusa senza nessun colpevole. Peter Lerner, portavoce dell’Idf (Israel Defence Force), si è limitato a parlare di morti “tragiche”, dovute ad un errore dell’esercito. I minori che giocavano a pallone, infatti, sarebbero stati scambiati per miliziani di Hamas.

Era il 16 luglio 2014, quando Ismail, Mohammed, Zakaria e Ahed, i quattro cugini Bakr, tutti tra i dieci e gli undici anni, hanno perso la vita. L'” incidente si è verificato quando l’operazione Margine Protettivo, che ha prodotto 2200 morti palestinesi (tra questi 1400 civili, di cui 500 bambini) e 72 vittime israeliane (66 delle quali soldati), era appena incominciata e nessuno poteva ancora prevedere la reale portata delle sue conseguenze sulla Striscia.

I quattro bambini, ignari del pericolo, si trovavano sulla spiaggia davanti ad un hotel riservato alla stampa internazionale. Ed è qui che sono stati uccisi in quel pomeriggio di luglio, da due razzi lanciati dall’esercito israeliano. Le televisioni di tutto il mondo, però, riuscirono a riprendere i quattro corpi esanimi, mentre venivano caricati sulle ambulanze. Ricordiamo, poi, che nei giorni successivi venne bombardata anche la casa della famiglia Bakr.

Nel settembre scorso, dopo le molte pressioni internazionali, l’esercito di Tel Aviv apre un fascicolo sulla vicenda. Ma secondo la ricostruzione finale dell’Idf, il container vicino al quale si trovavano i bambini era ubicato “in un’area utilizzata esclusivamente dai miliziani”. Dunque, si è è trattato di un errore di identità e non ci sarà l’istruzione di nessun processo penale.

La procura militare israeliana ha annunciato di aver aperto altre tre inchieste riguardo a morti sospette di civili palestinesi a Gaza. Due di queste indagini sono nate dalle dichiarazioni di alcuni ex soldati all’associazione Breaking the Silence. Ma come sempre, in questi casi, è molto difficile che si arrivi a fare chiarezza.

Intanto la settimana scorsa, Tel Aviv ha impedito al relatore speciale Onu, Makarim Wibisono, di raggiungere i Territori nell’ambito dell’inchiesta su Margine Protettivo. E, per di più, ieri, il governo israeliano ha diffuso i risultati dell’inchiesta interna sull’invasione di Gaza. Per Israele, si è trattato di “una guerra morale e difensiva condotta in conformità con il diritto internazionale“.