Caserta: sventato furto in un caveau, tra gli arrestati c’è Manlio Vitale, legato alla Banda della Magliana

Sulla carta era il colpo perfetto, organizzato nei minimi dettagli: un noto istituto di credito di Caserta da svaligiare, la collaborazione di un dipendente del Comune di Napoli, l’accesso al sistema fognario, una base logistica in pieno centro cittadino, radio e scanner per intercettare le frequenze delle forze dell’ordine e, ovviamente, tutti gli attrezzi del


Sulla carta era il colpo perfetto, organizzato nei minimi dettagli: un noto istituto di credito di Caserta da svaligiare, la collaborazione di un dipendente del Comune di Napoli, l’accesso al sistema fognario, una base logistica in pieno centro cittadino, radio e scanner per intercettare le frequenze delle forze dell’ordine e, ovviamente, tutti gli attrezzi del mestiere.

Peccato che la banda era intercettata da mesi dalla squadra mobile di Roma che, mentre i banditi stavano effettuando il carotaggio di una parete in cemento armato, sono intervenuti ed hanno fatto scattare la manette.

Sette i membri della gang finiti in manette nel corso dell’operazione, denominata “sette uomini d’oro“: tra questi c’è anche Manlio Vitale, vecchia conoscenza delle forze dell’ordine.

Vitale, 61 anni, è considerato uno dei più stretti collaboratori di Maurizio Abbatino ed Enrico De Pedis, boss della Banda della Magliana.

Tra le altre persone finite in manette ci sono anche due basisti, residenti nel Napoletano, che avevano aiutato la banda a trovare l’obiettivo da assaltare.

Quanto a Manlio Vitale, ecco cosa si legge su La Gazzetta Di Parma:

Nei primi anni di vita della banda che terrorizzo’ la capitale fra la fine degli anni ’70 e la meta’ degli anni ’80, Vitale, secondo il pentito Abbatino, era soprattutto un acquirente di partite di stupefacenti, che poi smerciava nelle zone dell’Ostiense e della Garbatella. Ma l’attivita’ in cui Vitale era maestro era la ricettazione di preziosi. Partecipo’ anche, l’11 novembre del ’77, al sequestro del duca Massimiliano Grazioli. Arrestato nel ’78, ’80 e ’85, secondo un altro pentito, Claudio Sicilia, Vitale fu coinvolto nell’omicidio di un componente della banda, Amleto Fabiani. Il suo nome fu fatto anche per altri 2 omicidi, quello di un altro appartenente alla banda, Massimo Barbieri, e di una guardia giurata. Nel ’95 gli furono sequestrati beni per 20 miliardi di lire, tra cui appartamenti in Costa Smeralda, negozi e societa’ a Roma e auto di grossa cilindrata. Latitante per due anni in Corsica, nel 1996 fu estradato in Italia e nel ’99 gli fu notificata in carcere l’imputazione di usura perche’ continuava l’attivita’ da Rebibbia .Nel 2000 fu accusato di essere uno dei mandanti del furto nel caveau della Banca di Roma di piazzale Clodio a Roma.