Italrugby: O’Shea e quella carta che dev’essere davvero bianca

Si fa sempre più forte l’idea che il tecnico irlandese diverrà il director of rugby azzurro. Ma senza ‘licenziamenti’ sarà solo fumo negli occhi.

Conor O’Shea verrà in Italia. Le smentite di Alfredo Gavazzi (“Non sarà lui l’allenatore, avrete sorprese”) infatti riguardano il reale ruolo del tecnico irlandese. Che non sarà un ct da campo, come in passato i vari Brunel, Mallett & co., ma sarà un director of rugby che dovrà indicare la strada all’intero movimento.

Con lui arriveranno Mike Catt, sicuramente tecnico dei trequarti ma che potrebbe anche fare il ct tout court, resterà Ciccio De Carli per la mischia, dovrebbe arrivare tra un anno Brad Davies, allenatore della difesa dei Wasps, ma soprattutto ci sarà Stephen Aboud, irlandese come O’Shea, che dovrebbe prendere in mano la formazione e il settore giovanile.

Tradotto, il rugby italiano d’alto livello dovrebbe venir rivoluzionato. Non più compartimenti stagni che non si parlano o, anzi, parlano lingue diverse, senza collaborare e senza un progetto logico alle spalle. Nazionale, franchigie celtiche, Eccellenza, Accademie e rugby giovanile dovrebbero – invece – avere un unico filo logico. Filo tirato, appunto, da Conor O’Shea.

Già quattro anni fa, all’arrivo di Jacques Brunel si era parlato e sperato che il ct francese avesse un ruolo più ampio nel movimento, ma poi si è capito poco alla volta che ognuno si sarebbe coltivato il suo orticello e anche Brunel si è adattato, facendo il suo compitino di ct e nulla più. Se, ora, si vuole che le cose cambino bisogna che Conor O’Shea abbia realmente carta bianca.

Cosa significa? Significa che i famosi orticelli vanno sradicati, vuol dire che lo status quo in cui versa il rugby italiano venga cancellato e che certe posizioni non vengano solo ridiscusse, ma vengano messe realmente di fronte alle loro responsabilità. Chi ha fallito, in questi anni, va ringraziato (?) per il lavoro svolto, ma va messo da parte.

Conor O’Shea non può essere director of rugby se c’è Carlo Checchinato a capo dell’alto livello. Stephen Aboud non può occuparsi di formazione tecnica e giovanili se c’è Franco Ascione a capo del settore tecnico. La scelta dei tecnici delle Accademie (e delle nazionali juniores) non può passare dai giochi di potere e dalle decisioni dell’attuale dirigenza se la strada la indicano O’Shea e Aboud. La carta, insomma, dev’essere candida e non solo bianca, se no sarà solo fumo negli occhi e nulla più.

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