Caos Zebre: Gavazzi “Dalai? Dice bugie”

Risponde sulle pagine della Gazzetta il presidente federale all’attacco dell’editore.

Arriva dalle pagine della Gazzetta dello Sport la risposta di Alfredo Gavazzi all’attacco portato da Michele Dalai, tifoso ed editore che nei mesi scorsi si era avvicinato alle Zebre per entrare nella società, di cui avevamo scritto giorni fa. Ed è una risposta dura, in cui il numero 1 federale minaccia querele.

“Non ho mai incontrato, né parlato con questo signore (infatti, come abbiamo scritto, ha incontrato il padre, ndr.). Nemmeno saprei riconoscerlo, diciamo pure che non so chi sia. In tutto, una volta, tramite Gianluca Romanini, l’ex presidente della franchigia, sono stato presentato a suo padre. Un attacco di tal fatta, quindi, proprio non riesco a spiegarmelo. Non mi sono ancora consultato con il mio legale, ma lo denuncerò per diffamazione. Ha asserito cose lesive e gravissime, non solo contro di me, ma contro il rugby italiano” le prime parole di Gavazzi.

Che, poi, entra nello specifico. “Ho voluto privatizzare le Zebre perché dopo due anni ho ritenuto giusto ci fosse un gruppo di persone che potesse dare continuità al progetto e per un fatto di equità nei confronti di Treviso. La nostra gestione diretta era problematica. In occasione di quell’incontro, a Dalai padre ho chiarito che, come stabilito da tempo, sarei stato disponibile a cedere le quote alla scadenza del 30 giugno. Ma non l’ho mai più sentito. […] Io, nelle Zebre, non ho alcun interesse. […] Dopo un primo anno difficile, perché il meccanismo andava lubrificato, l’azionariato diffuso ha funzionato. La verità è che Dalai figlio ha raccontato bugie: né potrà dimostrare le sue tesi, perché non ha le prove (che appare un controsenso in termini, ndr.). Con la sua sparata senza senso ha però creato danni enormi alla federazione e a tutto il movimento. Ne dovrà rispondere” conclude Gavazzi.

Insomma, nuovo capitolo nella telenovela Zebre. Aspettando le prossime puntate, dal consiglio federale al cda bianconero, passando per possibili nuovi colpi di scena. E, ci mettiamo la mano sul fuoco, ce ne saranno parecchi nelle prossime settimane.

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