Reggio Calabria: 22 arresti cosca Serraino, 4 indagati per bomba alla Procura

Un’operazione contro la cosca Serraino di Reggio Calabria è partita alle prime luci dell’alba con 22 ordinanze di custodia cautelare eseguite dai carabinieri nei confronti di presunti appartenenti all’organizzazione ‘ndranghetistica su ordine del Gip del Tribunale del città dello Stretto.Le accuse sono per tutti e a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata,

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Un’operazione contro la cosca Serraino di Reggio Calabria è partita alle prime luci dell’alba con 22 ordinanze di custodia cautelare eseguite dai carabinieri nei confronti di presunti appartenenti all’organizzazione ‘ndranghetistica su ordine del Gip del Tribunale del città dello Stretto.

Le accuse sono per tutti e a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata, danneggiamento e minaccia aggravata, porto e detenzione abusiva di armi, intestazione fittizia di beni ed oltraggio. La cosca Serraino sarebbe egemone nel quartiere San Sperato di Reggio Calabria e nel vicino comune di Cardeto.

La procura di Catanzaro ha invece emesso 10 decreti di perquisizione e un avviso di garanzia per l’attentato dinamitardo del 3 gennaio scorso: la bomba alla Procura Generale di Reggio Calabria. Quattro degli arrestati sarebbero infatti coinvolti nell’attentato agli uffici giudiziari di via Cimino.

È stato anche posto sotto sequestro lo scooter che sarebbe stato utilizzato per compiere l’attentato: un SH 300 Honda, di proprietà di una delle persone arrestate.

Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati, inoltre, beni mobili, immobili e attività commerciali nella disponibilità della cosca per un valore di 1.500.000 euro.

Le indagini, scrive Reggio Tv, hanno consentito anche di far luce su una serie di reati e danneggiamenti vari, come l’intimidazione al giornalista Antonino Monteleone. Si legge su La Stampa:

Dall’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Catanzaro è emerso, infatti, che l’attentato sarebbe da ricondurre ad una reazione della cosca “Serraino” dopo che il procuratore generale Salvatore Di Landro, poco dopo il suo insediamento, avvenuto nel novembre del 2009, aveva deciso di revocare alcuni fascicoli processuali al sostituto Francesco Neri.

Qualche dettaglio in più sul Quotidiano della Calabria:

Dai contrasti e dalle contestazioni fatte dal procuratore generale Di Landro a Neri infatti, è scaturita l’apertura nei confronti di quest’ultimo, nel marzo scorso, della procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale da parte della Prima commissione del Csm. Il procedimento si è concluso con l’adozione di una misura cautelare a carico di Neri, con il trasferimento del magistrato ad altra sede ed altre funzioni. Neri ha assunto successivamente la carica di consigliere della Corte d’appello di Roma.

A Neri era stato contestato, in particolare, di avere avuto come difensore, nei procedimenti disciplinari avviati a suo carico, lo stesso avvocato che assisteva uno degli imputati per l’omicidio della guardia giurata Luigi Rende, avvenuto il primo agosto del 2007 nel corso di una rapina. Nel corso del processo per l’assassinio di Rende, conclusosi con la conferma dei cinque ergastoli comminati in primo grado, Neri fu sostituito, come rappresentante della pubblica accusa, su decisione del procuratore generale Salvatore Di Landro. A Neri è stata anche contestata l’avocazione del procedimento penale a carico dell’ex consigliere regionale della Calabria del Pdl Alberto Sarra, avocazione successivamente annullata dalla Corte di Cassazione.

Dell’omicidio avvenuto nel 2008 di un ex affiliato alla cosca Serraino, collaboratore di giustizia per un periodo, si legge in questo pezzo d’archivio di Repubblica:

(…) Antonio Gullì, 40 anni, ex collaboratore di giustizia, è stato freddato ieri sera a Reggio Calabria. Gullì, ex esponente della cosca Serraino, aveva iniziato a collaborare con la giustizia alla fine degli anni ’90. Un rapporto che era andato avanti fino al 2002 quando l’uomo aveva deciso di ritrattare le sue dichiarazioni. Da qui la sua uscita dal programma di protezione, la liquidazione di una somma di denaro e il suo ritorno alla vita normale.

Update (12.30)
L’ex sostituto procuratore generale di Reggio Calabria Francesco Neri ha smentito ogni contrasto con Di Landro:

“Col procuratore Di Landro non ho mai avuto alcun contrasto. Mi vedo coinvolto in una situazione in cui mi ritengo assolutamente incolpevole”. “Sono stato io – ha aggiunto – a concordare con Di Landro la mia sostituzione nel processo per l’omicidio della guardia giurata per il fatto che il difensore di uno degli imputati era anche un mio legale. E per tutto il processo non ho mai adottato comportamenti favorevoli alla cosca Serraino. Va precisato inoltre che la mia sostituzione nel processo per l’omicidio Renda fu decisa in accoglimento di una mia istanza presentata per iscritto al capo dell’ufficio. Legare l’attentato alla Procura generale ai presunti contrasti tra me e Di Landro, di fatto inesistenti – ha aggiunto Neri – è solo un’ipotesi che però contrasta con le risultanze processuali. Va detto anche che io non mi opposi alla richiesta della difesa di riapertura dell’istruttoria dibattimentale perché venisse sentito l’imputato Marco Marino in merito al presunto coinvolgimento nell’omicidio di Renda di Francesco Siclari, l’altra guardia giurata che era in servizio nel furgone postale contro il quale fu fatta la rapina e parente dei Serraino. Quindi ipotizzare di avere tenuto condotte processuali scorrette è del tutto illogico. In realtà, ho sempre attuato comportamenti favorevoli all’accertamento di tutte le responsabilità, compresa quella di Siclari, e quindi anche della cosca Serraino e giungere così alla verità processuale più completa”.

“In realtà fu il magistrato che mi sostituì nel processo, Francesco Scuderi, ad opporsi alla richiesta di riapertura dell’istruttoria, che però fu gualmente disposta dalla Corte d’assise d’appello. C’è da dire anche che la mia astensione avviene il 18 novembre del 2009 e che l’attentato alla Procura generale è stato fatto il 3 gennaio. Perché la presunta reazione sarebbe avvenuta a distanza di così tanto tempo?”.

Neri ha anche comunicato di aver presentato ricorso alla Corte di Cassazione contro il suo trasferimento deciso dal Csm per incompatibilità ambientale.

Via | Il Quotidiano della Calabria

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