6 Nazioni 2016: Italrugby, i numeri di un ko

Possesso e territorio, la partita ieri l’ha fatta per lunghi tratti la squadra azzurra. Che, però, non sa concretizzare.

L’Italia è uscita sconfitta 9-40 dall’Olimpico dopo la sfida con l’Inghilterra. Una lezione dura, durissima, che alla fine ha punito fin troppo gli azzurri, ma la sconfitta non si può raccontare solo con l’ultima mezz’ora concessa completamente agli inglesi. Il ko nasce da lontano. Fin dal fischio d’inizio.

Già, perché il primo grave errore la squadra di Brunel l’ha commesso fin dal calcio iniziare, da una ricezione faticosa e persa immediatamente, con l’Inghilterra subito sul piede avanzante dopo pochi secondi. Una situazione che abbiamo vissuto troppe volte ieri all’Olimpico. E le statistiche del match raccontano proprio questa storia.

Chi ha fatto, per lunghi tratti, la partita? L’Italia, lo dicono i numeri. 61% di possesso, 63% di territorio raccontano un match che l’Inghilterra ha faticato a lungo a fare suo. L’Italia ha costruito il suo gioco dalle rimesse laterali, vincendone 17 su 18 lanciate dai nostri tallonatori e rubandone 4 su 13 agli inglesi. Anche sui punti d’incontro, per quasi un’ora, è stata l’Italia a farla da padrona con 102 raggruppamenti vinti rispetto ai 55 britannici. E, dunque?

Il problema si riassume in altre due statistiche. La prima riguarda la capacità azzurra di tradurre il possesso in guadagno territoriale, in corse che fanno male alla difesa avversaria. Nonostante il dominio nel possesso, infatti, l’Italia ha guadagnato solo 265 metri palla in mano, contro i 432 dell’Inghilterra, con gli ospiti che hanno trovato 7 volte il break, mentre gli azzurri ci sono riusciti una sola volta.

Gli inglesi hanno placcato di più (134 vs 79) e meglio (92% vs 86%), ma soprattutto hanno riconquistato 17 volte il pallone in queste occasioni. In tutto i turnover subiti dall’Italia sono stati 21 e torniamo, qui, all’errore commesso dopo pochi secondi di gioco. L’Italia ha perso, sicuramente la meta regalata a Joseph grida vendetta, ma l’Italia la sconfitta l’ha maturata prima, quando aveva il pallino del match in mano.

Possesso e territorio, dominio in touche sono importanti, ma contano poco se si commettono tanti, troppi, errori individuali, di handling, di passaggio, di scelta. Nei primi 40 minuti l’Italia ha costruito e sprecato, sprecato e costruito senza poter far male all’Inghilterra che, così, senza entusiasmare è andata al riposo in vantaggio. E quando la benzina è finita, quando la pressione è aumentata l’Italia si è sciolta e ha subito una pesante lezione. Una lezione che, però, non si può riassumere nelle tre mete di Jonathan Joseph e in quella di Owen Farrell, ma che invece è figlia delle statistiche. Quelle che raccontano quello che già si era visto in campo: l’Italia tiene la palla, ma spesso non sa cosa farne.

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