Italrugby: Castrogiovanni “Sei Nazioni? Ci spero”

Su Venerdì di Repubblica il pilone del Racing 92 parla del tumore, del difficile periodo passato e del futuro.

E’ una delle icone del rugby italiano, ma nel recente passato ha faticato a esserne protagonista. Una situazione difficile, incomprensibile per lui che si era allenato al meglio per giocare alla grande il suo ultimo Mondiale. Un esame medico voluto, un alone e la verità: un tumore. Martin Castrogiovanni è tornato in campo dopo un periodo nero e sul Venerdì di Repubblica racconta le paure e le speranze.

“Non riuscivo a correre bene, mi sentivo sempre stanco, la gente mi criticava e io non ci capivo più niente – racconta Castro –. Ho chiesto di fare un controllo perché così non era proprio possibile, ed ecco quel misterioso alone. Il dottore che scuote la testa, però fa: “Non preoccuparti, non hai nulla””. E, invece. “A Milano questo professore mi parla sottovoce, scommette che si vede dal colore che è benigno ma bisogna toglierlo subito, taglia corto: fare una bella biopsia, e poi chissà quanto è attaccato al nervo sciatico. Potrei anche non muovere più la gamba, mi dice” ricorda Martin.

Poi l’operazione è andata bene, il tumore era benigno e Castro non solo può muovere la gamba, ma può tornare a correre e a giocare. “Ho ricominciato piano piano. I dubbi, le incertezze, l’ansia di non farcela. Ma gli amici mi sono stati vicino. La squadra, l’allenatore hanno avuto pazienza, fiducia – le parole di Castrogiovanni, che però sa che la strada è lunga e per il Sei Nazioni… –. Sono ancora lontano dalla migliore forma fisica. Ma ci arriverò. Il Sei Nazioni? Magari. Mi piacerebbe e sono a disposizione di Brunel, ma non credo di essere nelle condizioni giuste. Non ancora”.

Martin ora vive la sua nuova avventura nel Racing 92 a Parigi, e a Parigi ha vissuto in prima persona la tragedia del Bataclan: “Non eravamo molto lontano de dove hanno sparato. La città che all’improvviso si trasforma in un deserto. Un’atmosfera irreale, noi che torniamo a casa e cominciamo a ricevere decine di messaggi, telefonate: state bene? Si, stiamo tutti bene. Sono un uomo fortunato, ve l’ho detto”.

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