Affari italiani: alto livello e minirugby non fanno Rima

Rima Wakarua, ex apertura azzurra, punta il dito contro la bassa qualità del lavoro tra i 5 e i 10 anni. E non solo.

Undici caps in azzurro, poi una carriera consolidata in Italia e, ora, è l’allenatore del Prato Sesto. Sulle pagine del Tirreno, oggi, l’ex apertura parla della sua esperienza d’allenatore, ma poi si allarga e affronta un po’ dei problemi che colpiscono il rugby italiano.

“Per migliorare ci dovrebbero essere più investimenti sulla base, è inutile investire su un tecnico di alto livello se poi i lavora male dai 5 ai 10 anni. Investire sulla formazione sarà l’unica cosa che colmerà il gap con le nazioni più evolute rugbisticamente” l’accusa di Wakarua, la cui ricetta appare opposta a quella portata avanti in questi anni dalla Fir.

Wakarua appare, poi, poco ottimista e, anzi, ironizza su chi vede la situazione del rugby italiano positiva. “Dobbiamo chiederci se il rugby in Italia stia andando nella direzione giusta. Se la risposta è sì credo che le opportunità che ho in Italia sono limitate – è il sarcastico commento di Rima, che continua –. Ci deve essere una più ampia apertura mentale per effettuare i cambiamenti e senza quesla apertura non credo si vada lontano. Per migliorare serve tempo, pianificazione per il futuro”.

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