Un giorno in pretura, il processo Scazzi: seconda puntata del 4 maggio 2013

Nel sabato di Rai3 torna l’appuntamento con Un giorno in pretura: in onda la seconda puntata sul processo di Avetrana, che ha visto condannate all’ergastolo, in primo grado, Sabrina Misseri e Cosima Serrano per l’omicidio di Sarah Scazzi

Roberta Petrelluzzi, dopo aver inaugurato la settimana prima le puntate di Un giorno in pretura dedicate al giallo di Avetrana, nella seconda puntata ci mostra la parte del processo dedicata alla confessione di Michele Misseri e al ritrovamento del cadavere di Sarah in un pozzo. Si tratta, come sappiamo della prima delle quattro versioni dell’uomo, quella in cui si assume tutta la responsabilità del delitto e dell’occultamento del cadavere.

Prima di arrivare a questo, però, il pubblico ministero dottor Buccoliero e le difese delle imputate, cercano di fare chiarezza sui giorni immediatamente precedenti al delitto, facendo anche in modo che parenti, amici e testimoni spieghino alla corte chi era Sarah e in quale clima può essere maturato il delitto.

In particolare, ci si sofferma sui due giorni trascorsi dalla ragazzina a San Pancrazio, a casa degli zii, sentendo questi ultimi e la cugina coetanea, che raccontano di come tutto fosse normale e tranquillo. Quella breve permanenza, quindi, non ha avuto nulla a che fare con la scomparsa e l’uccisione di Sarah, come in un primo tempo si era creduto.

Raccontare chi era Sarah, come viveva, che carattere aveva tocca a sua madre Concetta, suo fratello Claudio, la zia Emma e la stessa Valentina Misseri, sorella e figlia delle due imputate. Il quadro che emerge è quello di una quindicenne come tante, un po’ taciturna, ma anche molto affettuosa con le persone che conosceva. Molto meno, invece, con gli estranei. Da subito, fin dai primi momenti della scomparsa, sembra impossibile che sia andata via con qualcuno che non conoscesse.

Ed eccoci poi arrivare al fulcro della puntata, e cioè al ritrovamento, da parte di Michele Misseri, del cellulare della ragazzina. Quel ritrovamento destò subito tanti sospetti, non solo negli inquirenti e nelle forze dell’ordine, ma anche tra le persone comuni. Che a trovare quel telefono fosse proprio lo zio Michele, infatti, sembrò strano da subito.

Dopo quel ritrovamento, quindi, le attenzioni degli inquirenti si concentrano su Michele che, dopo un lungo interrogatorio, crolla e confessa di aver ucciso Sarah, rivelando anche il luogo in cui l’ha sepolta. Concetta ripercorre quei momenti, mentre lei era in diretta alla trasmissione Chi l’ha visto, che si occupava del caso.

Dopo la donna è la volta delle altre tre persone presenti durante la trasmissione: Sabrina Misseri, che era però rimasta dietro le telecamere, Ivano Russo e l’altro amico della ragazza, Alessio Pisello. Parla anche il luogotenente dei carabinieri intervenuto al momento del ritrovamento del cadavere, che racconta di come sia stato Michele a portarli sul posto. Sabrina, invece, continua a insistere dicendo di non aver mai saputo come arrivare in quel terreno di famiglia, e infatti a fare strada era stato l’amico Alessio, più pratico di quelle zone.

Arriva il turno di Michele Misseri, che negli ultimi anni, tra confessioni, ritrattazioni e accuse è stato al centro delle scene. L’uomo, che potrebbe con una sua dichiarazione fare finalmente chiarezza su quanto accaduto il giorno del delitto e far valere le sue ragioni, si avvale invece della facoltà di non rispondere.

A questo punto non resta che sentire il medico legale consulente dell’accusa, il dottor Luigi Strada, che ha eseguito la biopsia su Sarah e che ha determinato l’arma del delitto, individuandola in una cintura. Quello della possibile arma del delitto è un punto molto combattuto del processo, perché secondo il medico legale della difesa delle due imputate, invece, l’arma sarebbe la corda di cui Misseri parlò nella sua prima confessione. I risultati a cui giungono le due perizie medico-legali sono quindi diversi.

La difesa di Sabrina, inoltre, critica su più punti la perizia d’ufficio, affermando che Strada non avrebbe neanche fatto i necessari accertamenti sul contenuto gastrico, importanti per stabilire l’ora della morte.

La Petrelluzzi ricorda quindi quali sono state le versioni di Misseri: la prima, come abbiamo detto, è la piena confessione con la quale l’uomo si assume la piena responsabilità del delitto. La seconda, arrivata alcuni mesi dopo, è invece quella dell’incidente: Sabrina avrebbe provocato la morte di Sarah, ma si sarebbe trattato di un incidente, mentre le due cugine giocavano a cavalluccio.

Arriva poi la terza versione, quella seconda la quale a commettere il delitto fu Sabrina, ma volontariamente. Nessun incidente domestico, come detto in precedenza, per poi tornare, con la quarta versione, ad autoaccusarsi.

L’accusa deve dimostrare che la colpevole è Sabrina, con l’aiuto di sua madre, e deve quindi trovare il movente, movente che viene individuato nella gelosia per Ivano Russo. Si ascoltano le testimonianze di chi, la sera prima della sparizione di Sarah, ha assistito a una lite tra le due cugine al pub. La versione di Sabrina però è diversa: non si è trattato di una litigata, bensì lei ha ripreso Sarah, dicendole di essere meno espansiva con i ragazzi, Ivano compreso.

La grande ‘accusatrice’ di Sabrina, ormai lo sappiamo, è Anna Pisanò, sua cliente nell’attività di estetista e pare ex amica. Il processo è occasione di confronto tra le versioni delle due donne, che non coincidono. Secondo la Pisanò Sabrina non avrebbe mai mostrato alcun dolore per la scomparsa della cugina, nei giorni seguenti, ma soprattutto, quando il padre confessò, secondo la versione della donna Sabrina si lasciò scappare una frase dal chiaro significato ‘colpevolista’: “Mio padre ha confessato perché messo sotto pressione dai carabinieri, io non l’ho fatto perché sono più furba”.

La versione di Sabrina è invece completamente diversa. La ragazza, infatti, avrebbe detto: “Io non avrei resistito 42 giorni senza dire la verità, avrei ceduto subito, non come mio padre”.

A questo punto dovranno essere i giudizi a stabilire chi delle due mente.

Un giorno in pretura: il processo Scazzi, seconda puntata

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