Slot machine truccate: 18mila sequestri dal 2006 a oggi

100 miliardi di euro l’anno. E’ questa la cifra che ogni anno migliaia di persone decidono di buttare in videopoker e slot machine diffuse ormai a macchia d’olio sull’intero territorio nazionale. Duecentomila quelle autorizzate, ma spesso poi manomesse. 18mila quelle sequestrate dal 2006 a oggi, con venti procure al lavoro.Nell’ambito dell’inchiesta si è scoperto infatti

di fabio

100 miliardi di euro l’anno. E’ questa la cifra che ogni anno migliaia di persone decidono di buttare in videopoker e slot machine diffuse ormai a macchia d’olio sull’intero territorio nazionale. Duecentomila quelle autorizzate, ma spesso poi manomesse. 18mila quelle sequestrate dal 2006 a oggi, con venti procure al lavoro.

Nell’ambito dell’inchiesta si è scoperto infatti che le macchinette troppo spesso contenevano software modificati che abbassavano quasi allo zero le possibilità di vincità, già di per sè esigue. Oppure direttamente scollegate dalla rete, impedendo di fatto la possibilità di conteggiare le giocate. Dal 2005 infatti, per il controllo della spartizione degli introiti, le macchinette dovevano essere collegate al sistema informatico della Sogei, cosa che non è avvenuta per circa i due terzi delle macchinette, causando un danno erariale stimato attorno ai 98 miliardi.

Gli introiti di gioco ufficiale calcolati sono di 19 miliardi di euro da suddividere così: 13,5 per cento allo Stato (2,2 miliardi circa), 4 per cento alle concessionarie ed il resto tra Aams, gestori ed esercenti. Più altri 50 miliardi di gioco completamente abusivo controllato in gran parte dalla criminalità organizzata.

Il problema ancora più serio sorge però se a manovrare le vincite sono coloro che dovrebbero controllarle. Una parte dell’indagine “Savoiagate” del 2006 – che portò anche all’arresto di Vittorio Emanuele di Savoia – mise sotto accusa il direttore generale dell’Aams (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato) Giorgio Tino e la compagna Anna Maria Barbarito, responsabile del settore apparecchi di intrattenimento. Venne fuori che proprio il vertice che nel 2004 aveva ricevuto l’incarico di regolamentare le slot per sottrarne il controllo alla criminalità organizzata faceva il doppio gioco: licenze sbloccate in cambio di favori e denaro.

In pratica si dava in nulla osta a software installati sulle slot, senza che nessuno fosse realmente in grado di controllare la loro regolarità. Quindi il trucco passa inosservato.

Attualmente l’unico rimedio trovato per controllare la regolarità delle macchinette è una smart card che in caso di anomalie o distacco dalla rete impedisce la prosecuzione del gioco. Come se bastasse così poco per fermare un business di questo tipo, in cui a guadagnarci sono solo le concessionarie, i gestori e gli esercenti. A perderci lo Stato e i giocatori. Quindi noi, due volte.

Via | Corriere della Sera (dettagli anche qui)