Storie ovali: quando il rugbista sale sul ring

Alfonso Damiani, seconda linea della Lazio, ha fatto il suo esordio nel pugilato. Come Sonny Bill, ma anche come Maci.

Rugby e pugiliato, un binomio che viene da lontano. Sulle pagine della Gazzetta dello Sport di ieri si è letta la storia di Alfonso Damiani, giocatore della Lazio Rugby, che lo scorso weekend ha esordito sul ring. Una storia che ricorda altri campioni e altre storie. Ovviamente, per i più giovani, quelle di Sonny Bill Williams e Quade Cooper e, da noi, quella di Fabio Semenzato. Ma per chi ha la memoria lunga, in verità, quella di Damiani ricorda più quella di Maci Battaglini, il gigante buono che passava dalla boxe alla palla ovale nel tempo che serviva a togliere i guantoni.

Ma come nasce la passione per la boxe per chi gioca a rugby? “In primo luogo va ringraziato Carlo Pratichetti, il mio allenatore alla Lazio. E’ un allenatore moderno, che sa che fossilizzarsi su una disciplina non è spesso giusto. Con lui stiamo lavorando bene alla Lazio, è un grande allenatore e con un budget ridotto stiamo facendo un bel campionato – le parole di Alfonso contattato da Rugby 1823-. Poi, la passione per la boxe per me è ereditaria, visto che mio padre era un pugile. Proprio per questo, quando ho avuto un infortunio alla spalla, delle mie conoscenze mi hanno consigliato il pugilato, perché con la boxe lavori su determinati muscoli – proprio della spalla – che con altre discipline non potenzi. Poi, allenandomi, i miei allenatori hanno visto che non me la cavavo male e mi hanno proposto l’idea di un match”.

Il paragone con Maci deriva proprio da questo match. Come racconta Roberto Parretta sulla Gazzetta, infatti, Alfonso Damiani – 29enne seconda linea – venerdì sera al palazzetto di Colleferro è salito sul ring nella categoria supermassimi e, sabato pomeriggio, era in campo a Padova nella sfida tra la sua Lazio e il Petrarca. Proprio come Battaglini.

Damiani come Battaglini, Semenzato, Cooper e SBW. Il legame tra pugilato e rugby, come dicevamo, viene da lontano e si rinnova a ogni nuova generazione, che si tratti di professionisti di altissimo livello o di dilettanti. Ma che similitudini ci sono tra boxe e rugby? “Entambi sono sport di contatto, noi rugbisti ce l’abbiamo nel sangue. Anche perché all’inizio, nel pugilato, le prendi e basta e se non sei abituato è dura, mentre il rugbista è abituato allo scontro fisico – ci racconta Damiani, che continua –. Noi rugbisti, ho notato, abbiamo una maggiore esplosività nelle gambe, siamo più veloci, mentre un boxeur è più veloce con le braccia. La grande differenza è che nel rugby hai i compagni di squadra al tuo fianco, nella boxe sei solo, manca quel famoso ‘sostegno’ rugbistico. Ma proprio per questo la boxe mi ha fatto crescere tantissimo”.

Chi non conosce questi sport, spesso, li definisce ‘violenti’. Eppure il pugilato è chiamato la “nobile arte” e il rugby ha una forte etica. Qual è l’errore di definirli ‘violenti’? “Chi vede la violenza la vede perché crede che uno sport di contatto sia per forza violento. Ma la vera violenza è altra. Se ti alleni e hai il coraggio di affrontare un avversario, anch’egli allenato, sul ring o sul campo da rugby allora non si può parlare di violenza. I violenti sono i codardi che si sfogano fuori da delle regole prestabilite, lo sono i teppisti o i bulli che se la prendono con chi non può rispondere” dice Damiani.

Insegnante supplente di educazione fisica, Alfonso si divide tra la scuola, la palestra e il campo, con gli allenamenti serali della Lazio che seguono il lavoro e l’allenamento ai sacchi. Ma dopo aver disputato, e vinto per ko tecnico alla terza ripresa, il suo primo match, dove vuole arrivare Alfonso sul ring? “Me lo dirà il mio maestro (Roberto D’Elia, ndr.). Finirò quando capirò di aver raggiunto il mio limite, ma penso comunque di restare dilettante. Nella boxe, a differenza del rugby, se sei più debole dell’avversario non hai il compagno che ti aiuta, però di sicuro questa è una bellissima esperienza e, va ricordato, la faccio in primis per il rugby. Come ho detto il gesto atletico del pugilato fa bene al fisico e oggi, a 29 anni, mi sento meglio che da più giovane”.

Alfonso Damiani la sua prima sfida sul ring l’ha vinta, nonostante – come detto – questa volta fosse solo. Ma, come ci tiene a ricordarmi, non del tutto. I suoi compagni di squadra, quelli con cui è abituato a sentire il sostegno, venerdì sera erano al palazzetto e gli hanno dato quella sicurezza che prova anche sul campo.

Foto – Cristiano Campoli

I Video di Blogo