Sport e doping: Wada “Un male diffuso e inestirpabile”

Dick Pound, presidente della commissione indipendente della World Anti-Doping Agency, usa parole durissime sulla presenza del doping nello sport.

Lo scandalo ha travolto l’atletica, in particolare quella russa, ma la sua eco rimbalza in tutto il mondo dello sport. Il caso doping che ha messo spalle al muro la Russia non è isolato e, anzi, nei prossimi mesi i risultati dell’inchiesta della Wada saranno ancora più sconvolgenti, al punto che “la gente si chiederà, ma come diavolo è potuto succedere?”, come ha detto in un’intervista al Independent l’ex presidente Wada Dick Pound. Che poi ammette che il doping è un nemico invincibile.

“Ci sarà una serie di piccole vittorie, ma non vinceremo mai la guerra. E una delle nostre piccole vittorie è render consapevole l’opinione pubblica che ci sono più bari nello sport di quanto abbia mai pensato la maggior parte della gente” ha dichiarato Pound, che attacca frontalmente chi imbroglia.

“Lo trovo offensivo. Abbiamo un principio abbastanza semplice nello sport ed è quello che ci sono delle regole: questo è il gioco, questo è come lo giochi, questo è quello che puoi fare e questo quello che non puoi fare” continua Pound, che poi guarda alle indagini che riguardano l’atletica. E, come detto, la seconda parte dei risultati dell’indagine verrà resa nota a breve, probabilmente a gennaio, e sarà sconvolgente.

Sotto accusa finiranno sicuramente i vertici della Iaaf degli ultimi anni, a partire dall’ex presidente Diack, già accusato di corruzione, ma anche alcune federazioni nazionali. Nel mirino ci si aspetta, e Pound non lo nasconde, ci sia il Kenya, in cui il doping appare essere stato incentivato anche dalla politica. E se lo scandalo di oggi travolge l’atletica nessuno deve far finta di nulla e ricordare bene, come sottolinea Pound, che il doping c’è ovunque ed è “ben programmato, organizzato e finanziato”.

E l’esempio russo – ma potremmo ricordare anche il Coni e la Fidal degli anni ’80, oltre ad altre realtà di oggi in tutto il mondo – dimostra come la lotta al doping sia resa ancora più difficile dalla non-volontà di combatterla da parte di molte federazioni e comitati olimpici, e dall’omertà dei media e dei protagonisti. Ma, come dice Pound, anche dall’opinione pubblica che preferisce illudersi che tutto sia pulito e, poi, si scandalizza quando scopre che la favola non era, poi, tanto favolosa.