World Rugby: cambia la governance, Ovalia più democratica

La World Rugby ha deciso di modificare il diritto di voto e rappresentanza all’interno del Consiglio mondiale.

Cambia la World Rugby, dando maggior peso alle nazionali che mostrano sul campo di valere e togliendo – almeno virtualmente – quella cappa di immobilità che per decenni ha accompagnato il governo di Ovalia. La WR, infatti, ha annunciato le nuove variabili che danno diritto di rappresentanza e voto nel Consiglio mondiale, modifiche che – al momento – fanno sorridere Italia e Argentina.

“La decisione di World Rugby di uniformare la presenza italiana ed argentina all’interno del Consiglio a quella delle Federazioni fondatrici (due membri e tre voti ndr) è una ulteriore conferma della crescita del nostro movimento – ha dichiarato Alfredo Gavazzi, che poi dice -. Si tratta di un passo importante per il nostro sport, un traguardo del cui raggiungimento desidero ringraziare il il Presidente Onorario di FIR e membro dell’esecutivo World Rugby Giancarlo Dondi, la cui opera diplomatica è stata fondamentale”.

Ma, in pratica, cosa cambia? Molto semplice, cambiano le variabili che assegnano i voti e i rappresentanti all’interno del Consiglio, con tutte le nazioni del mondo che, virtualmente, possono entrare o uscire (o avere più o meno peso) all’interno del Consiglio. Ecco, nel dettaglio, quali sono i requisiti minimi richiesti (se decade il primo decadono anche gli altri due, ndr.):

1. Un voto e un rappresentante: a tutte le nazioni che si sono qualificate per due volte consecutivamente negli ultimi otto anni.

2. Un voto e un rappresentante: alle nazioni che partecipano al Sei Nazioni e alla Rugby Championship (variabile che ha dato il voto e il rappresentante in più a Italia e Argentina, ndr.)

3. Un voto: alle nazioni che abbiano a) investito mediamente 20 milioni di sterline negli ultimi 4 anni; b) si siano candidati a ospitare uno dei maggiori eventi internazionali della World Rugby; c) abbiano un programma credibile di rugby femminile e abbiano partecipato ai Mondiali o ai tornei di qualificazione negli ultimi otto anni; d) abbiano un programma credibile di rugby seven e abbiano partecipato ai tornei regionali o le World Series.

Insomma, come si capisce, lo spazio per sperare in una futura maggiore democrazia all’interno della World Rugby c’è, considerando che – per assurdo – anche nazioni come l’Inghilterra (per citare chi ha chiuso terza nella fase a gironi) potrebbero perdere diritto di voto, mentre una crescita delle minnows può portare a maggior peso di rappresentanza a chi oggi ha poca voce in capitolo.