Amore criminale, prima puntata del 3 maggio: l’omicidio di Antonella Russo

La prima puntata della trasmissione condotta da Barbara De Rossi è dedicata ad Antonella Russo, uccisa nel 2007, a soli 23 anni, dal compagno violento della madre

Ieri sera, in prime time, è partita su Rai3 la nuova stagione di Amore criminale, che ha visto Barbara De Rossi prendere il posto della collega Luisa Ranieri alla conduzione. La trasmissione, nata nel 2007, continua a raccontarci terribili storie di violenza e morte, dove le vittime sono donne e i carnefici uomini – compagni, ex, persone di famiglia – che avrebbero dovuto amarle e proteggerle e che hanno invece infierito su di loro.

La prima puntata è stata dedicata alla storia di Antonella Russo, giovane ragazza di Solofra, in provincia di Avellino, uccisa a soli 23 anni dal compagno della madre, subito dopo che quest’ultima lo ha lasciato per l’ennesimo episodio di violenza. Una giovane vita spezzata per vendetta nei confronti di sua madre, e perché la ragazza si era imposta, insieme alla sorella, per cacciare di casa l’uomo, Antonio Carbonara, 50 anni.

Antonella era una bella e brava ragazza, che studiava all’Università di Salerno Lingue e letterature straniere e che stava per laurearsi. La sua vita era stata segnata dalla morte improvvisa del padre, quando aveva dieci anni. Da allora in casa sono rimaste lei, sua madre e sua sorella maggiore. Quando quest’ultima si è sposata, Antonella e sua madre restano da sole, e il loro rapporto diventa ancora più forte.

Col passare degli anni la madre conosce un uomo, Carbonara appunto. Entrambi sono vedovi, con figli grandi, e intraprendono una relazione che ben presto si fa via via più seria, tanto che i due decidono di andare a vivere insieme, a casa di lei. Nei primi tempi, come spesso accade, è tutto perfetto, fino a quando, però, iniziano a manifestarsi le prime avvisaglie di quello che diventerà ben presto un problema serio.

Antonio inizia a mostrarsi sempre più geloso di Lucia, la controlla in ogni suo spostamento, anche al lavoro. Controlla il contachilometri dell’auto della compagna, per sapere dove va. Dalle scenate verbali e dalle offese, poi, il passo per gli schiaffi e infine i pugni è breve. L’uomo riempie il viso della compagna di lividi, e a quel punto non può più nascondere la sua vera natura ad Antonella, che ha sempre temuto e davanti alla quale ha sempre cercato di comportarsi in modo corretto.

Di fronte all’evidenza sono proprio le figlie di Lucia a convincerla a lasciare quell’uomo, a cacciarlo di casa e a denunciarlo ai carabinieri per le percosse. Antonio promette di vendicarsi, e le tre donne sono spaventate. Per questo la mattina seguente, prestissimo, Antonella decide di accompagnare sua madre al lavoro. Non vuole lasciarla sola, temendo le ritorsioni di Antonio. Così la ragazza si alza prima delle sei e, nonostante sua madre sia contraria, va con lei in fabbrica, con l’intenzione poi di tornare in auto a casa.

Quando però sua madre entra nella conceria in cui lavora, Antonio, che ha seguito le due donne, si avvicina all’auto e prima che Antonella possa fare qualsiasi cosa spara contro di lei sei colpi di pistola. La ragazza muore subito, e viene ritrovata poco dopo da due colleghi della madre, usciti a fumare una sigaretta. Il triste compito di avvisare Lucia spetta al caporeparto. La donna, sentita dai carabinieri, fa subito il nome di Antonio: non può essere stato che lui, dal momento che possiede anche una pistola.

I carabinieri cercano l’uomo, e lo fermano poche ore dopo. Durante l’interrogatorio Carbonara confessa di essere l’autore del delitto e viene arrestato. Viene poi condannato a 30 anni, in via definitiva. Una condanna che non restituirà però la figlia a una madre e che non permetterà ad Antonella di realizzare tutti i suoi sogni. Il presidente Napolitano, poco tempo dopo la morte della giovane, consegna a sua madre una medaglia d’oro al valor civile post mortem, dedicata ad Antonella. Una giovane vita spezzata, la cui unica colpa è stata quella di difendere sua madre dalla violenza di un uomo.