Mondiali 2015 finale: l’Australia e l’effetto Cheika

Il cambio di allenatore a un anno dalla Coppa sembrava un azzardo, invece è stata la mossa vincente dei Wallabies.

Chi sa se, alla fine, a Sydney costruiranno una statua dedicata a Kurtley Beale. Cosa c’entra l’eccentrico e talentuoso trequarti, panchinaro di lusso nella Rugby World Cup, con l’accesso alla finalissima mondiale dell’Australia? Tantissimo, perché fu una sua “bravata” 13 mesi fa a dare il via a quel terremoto che di lì a poco costò la panchina a Ewen McKenzie, portando Michael Cheika a capo dell’Australia.

Un cambio doloroso, violento, che a 11 mesi dall’esordio nella Coppa del Mondo era apparsa a molti come un suicidio sportivo, nonostante le prestazioni non entusiasmanti dei Wallabies di McKenzie. E, invece, proprio quello scandalo e quel cambio in corsa sono stati fondamentali per creare una squadra che sabato, a Twickenham, si giocherà il titolo contro gli All Blacks.

A partire dai numeri. Con Ewen McKenzie in panchina l’Australia ha disputato 22 partite, ne ha vinte 11, perse 10 e pareggiata 1. Con Michael Cheika le vittorie sono state sempre 11, ma in solo 15 partite, con 4 sconfitte. Numeri che parlano da soli (anche se l’allenatore di origini libanesi ha giocato una Rugby Championship ridotta, ndr.), ma che non dicono tutto.

Michael Cheika è un sergente di ferro, un uomo che sa leggere l’animo degli altri, che sa essere vicino a chi ne ha bisogno, ma che non ammette errori. E che impone la sua volontà, piaccia o meno. Così, quando ha capito (e non ci voleva un genio) che il primo problema era la mischia non ha guardato in faccia a nessuno e ha preteso di portare Ledesma alla guida del pack wallabie. Poi ha fatto cambiare le regole in corsa, perché l’Australia non poteva prescindere da Matt Giteau e Drew Mitchell e, così, ecco che l’Aru cambia le regole per le convocazioni e i due fenomeni di Tolone sono rientrati in extremis nel giro. E hanno fatto la differenza.

Ma è stata soprattutto la gestione dei singoli a fare la differenza, in una squadra che storicamente ha sofferto gli eccessi dei suoi talenti, spesso incapaci di gestirsi in campo e fuori. Così proprio Kurtley Beale ha dovuto ridimensionarsi, guadagnandosi giorno dopo giorno un posto nei 23 di giornata, cosa che non è riuscita a Quade Cooper, l’emblema dei Wallabies, relegato in tribuna in quasi tutti i match del Mondiale. Mondiale che non ha neppure intravisto l’altro fenomeno sprecato James O’Connor, lasciato a casa senza pensarci su troppo.

Il sergente di ferro, adesso, è a 80 minuti dal sogno. L’ultimo scoglio appare durissimo, con gli All Blacks strafavoriti della vigilia, ma sicuramente l’uomo che arriva da Padova ha un jolly nascosto da qualche parte. Sabato, a Twickenham, vincerà chi ha preparato meglio la sfida e la partita tra Michael Cheika e Steve Hansen è una di quelle partite a scacchi da non perdere. E, giocando in Inghilterra, la domanda è: chi farà scacco alla Regina?