Mondiali 2015: Australia, cioè quando le regola non può essere suicida

La corsa perfetta dei Wallabies è figlia di una scelta di Michael Cheika e dell’adattamento delle regole alla realtà.

Può una regola cambiarti la vita? Guardando alla Rugby World Cup arrivata al suo ultimo atto la risposta è sì. Ma, soprattutto, si possono cambiare le regole del gioco per adattarle alle proprie necessità e arrivare sul tetto del mondo? Le storie parallele di Australia e Inghilterra dicono di sì.

Due situazioni molto simili quelli del XV della Rosa e dei Wallabies, che fino a pochi mesi fa avevano una regola interna identica e ben precisa. Giochi all’estero? Allora addio alla nazionale. Così giocatori come Steffon Armitage, Nick Abendanon, Toby Flood, Matt Giteau e Drew Mitchell a lungo hanno continuato a giocare e a convincere in Francia, ma non hanno dato il loro contributo alla causa nazionale. Poi, però, è arrivata la Coppa del Mondo.

L’Rfu e Stuart Lancaster hanno mantenuto il punto, sono andati dritti per la loro strada, hanno lasciato a casa Armitage e Abendanon e sono stati eliminati dai Mondiali proprio perdendo la battaglia in quei punti d’incontro dove la terza linea di Tolone sarebbe stato fondamentale e soffrendo nelle retrovie, dove un talento come l’estremo del Clermont poteva fare la differenza.

L’Aru e Michael Cheika, invece, hanno guardato negli occhi la realtà. I Wallabies avevano delle carenze, dei vuoti da riempire e serviva l’esperienza e la qualità di giocatori come Matt Giteau e Drew Mitchell. E, quindi, ecco che la regola ferrea diventa meno ferrea. Si adatta, si modella, si cambia affinché i due talenti rientrino in gioco. E vengano convocati. Facendo la differenza. Anche ieri, infatti, la seconda apertura wallabie ha dettato i tempi, mentre la meta di Ashley-Cooper che ha chiuso il discorso è figlia tutta di una giocata bellissima dell’ala del Tolone.

Forse l’Australia sarebbe arrivata in finale comunque e forse l’Inghilterra sarebbe stata eliminata comunque nella fase a gironi. Forse. Quel che è certo, però, è che l’Australia si è presentata ai Mondiali con la migliore formazione possibile, mentre l’Inghilterra ha lasciato a casa due talenti puri. Le regole vanno bene, ma suicidarsi (sportivamente) è da stupidi.