Affari italiani: Accademie, i numeri di un fallimento

In quasi dieci anni di Accademia federale i risultati sono stati minimi e i responsabili sono ancora ai loro posti.

Durante il pranzo con la stampa di martedì scorso il presidente Alfredo Gavazzi ha dato risposte ambigue e ha cercato di sviare il discorso quando si è cercato di fare il punto sui risultati ottenuti dal settore tecnico negli ultimi anni e, in particolare, dei risultati ottenuti dall’Accademia federale.

In particolare, come abbiamo scritto martedì sera, il presidente federale si è smarcato (essendo stato eletto solo a fine 2012) dai numeri fallimentari della filiera federale giovanile. Ribadiamoli, questi numeri: su 173 ragazzi usciti dalle Accademie tra il 2006 e il 2013 (cioè ragazzi tra i 29 e i 22 anni, ndr.) solo 13 sono andati ai Mondiali (il 7,5%). Le aperture azzurre attuali 2 sono di formazione estera (Allan, Haimona), uno non di formazione federale (Canna) e il solo Padovani è uscito dall’Accademia.

Ebbene, se è vero che Alfredo Gavazzi non era presidente tra il 2006 e il 2012, è vero anche che è stato parte integrante di quella Federazione (consigliere federale), ma soprattutto che nel suo primo mandato le persone che hanno creato quel sistema di Accademie sono rimaste al loro posto. In particolare Franco Ascione, responsabile dell’area tecnica e del rugby di base, che il numero 1 Fir ha definito “insostituibile”.

I ritardi ormai decennali nel settore tecnico, la carenza di allenatori italiani all’altezza, la mancanza di formatori di alto livello che possano guidare in maniera competente e moderna le Accademie che il presidente Gavazzi ha voluto, quelli che, parole del numero 1 Fir, “vengono formati in 6/8 anni, non dall’oggi al domani” non sono certo figli di nessuno. E se oggi non ci sono tecnici all’altezza, se il sistema arbitrale va riformato, se le Accademie in un decennio hanno prodotto solo 7,5 giocatori su 100 di livello internazionale le colpe sono di quelle persone che, ancora oggi, sono nell’organigramma Fir e – parole di Gavazzi – hanno la massima stima del presidente.

Insomma, di fronte a numeri inequivocabili l’idea di Alfredo Gavazzi è che, in caso di secondo mandato, “nessuno in Italia può sostituire Franco”. Al di là che questa affermazione appare quantomeno dubbia – visto i risultati nulli, se non dannosi, ottenuti dal professore di Napoli – vien da chiedersi se, dunque, si accetta lo status quo senza provare a trovare una soluzione. I critici di questa gestione Fir vengono spesso accusati di criticare senza fare proposte concrete.

Quindi, ecco una proposta concreta: se si vuole rilanciare il settore tecnico della Fir, allora è il momento di fare ciò che un leader d’azienda serio fa quando un ramo della società è in perdita e non funziona: licenziare i dirigenti. Dal responsabile del settore tecnico (Ascione) a quello dell’alto livello (Checchinato), passando per chi, da anni, gestisce le Accademie senza risultati tangibili. Perché è inutile fare sparate elettorali tipo “oggi abbiamo almeno 100 potenziali giocatori da nazionale in ottica 2019”, se poi i numeri dicono che ogni anno, se va bene, escono 2 giocatori dalle Accademie che raggiungono la nazionale, e chi ne ha le colpe maggiori continua a fare il bello e cattivo tempo in Federazione.

Foto – RugbytoItaly