Crisi Italia: Cuttitta “Azzerare tutto e chiedere conto ai responsabili di questo fallimento”

Abbiamo analizzato la Coppa del Mondo dell’Italia chiacchierando con Marcello Cuttitta. Che va giù duro e punta il dito contro chi ha gestito il rugby italiano negli ultimi 20 anni.

I Mondiali azzurri sono finiti domenica a Exeter e, dopo i giudizi a caldo, è il momento di analizzare l’avventura italiana in Inghilterra. E per farlo Rugby 1823 ha fatto due chiacchiere con uno che di Mondiali e di azzurro ne sa qualcosa, cioè Marcello Cuttitta, ancora recordman di mete con la maglia dell’Italia e che ha partecipato ai Mondiali 1987, 1991 e 1995. Una chiacchierata che parte dall’azzurro, ma si estende velocemente.

Marcello, il presidente Gavazzi ha dato un 6,5 al Mondiale azzurro. Sei d’accordo?
Guarda, a essere buoni si può arrivare a un 4, ma giusto perché abbiamo centrato la qualificazione ai Mondiali in Giappone. La Coppa del Mondo è stata fallimentare, avessimo perso con Canada o Romania sarebbe stata disastrosa.

Giocatori non all’altezza, tutta colpa di Brunel, o c’è altro dietro a questo fallimento?
Non cerchiamo capri espiatori facili, qui bisogna azzerare tutto e iniziare da capo. Negli ultimi 20 anni non ci sono stati miglioramenti, nessun passo avanti. Le altre nazioni sono migliorate tecnicamente, noi no. La prima cosa bisognerebbe andare dal signor Franco Ascione e chiedergli cosa è stato fatto da un punto di vista tecnico da quando siamo entrati nel Sei Nazioni. Gli uomini vanno giudicati per ciò che hanno fatto, quindi dica cosa è stato fatto, perché a vedere sembra che la risposta sia nulla.

Visto che hai fatto il primo nome. Altri cui va chiesto conto dei risultati degli ultimi anni?
Parliamo di Mondiali, di Nazionale, quindi di alto livello. E il responsabile dell’alto livello è Carlo Checchinato che dovrebbe spiegare la gestione della Pro 12 e delle franchigie. Dovevano servire a riportare in Italia i giocatori azzurri all’estero ed essere l’occasione per i giovani di fare esperienza internazionale, invece le vediamo zeppe di stranieri di terzo o quart’ordine e Treviso e Zebre da anni lottano solo per evitare l’ultimo posto. Un altro fallimento e anche di questo va chiesto lume a chi ne è il responsabile federale, quindi Checchinato.

Gavazzi, però, ha detto che ora abbiamo tre mediani, 4/5 aperture e che il suo lavoro e il lavoro delle Accademie funzionano.
Hai visto la partita con l’Irlanda? Al di là dello spirito, l’Italia ha avuto almeno 2 o 3 occasioni di meta chiare, sia con un sovrannumero sia quella di Furno. Ma non abbiamo segnato. Perché? Perché a livello juniores – quindi anche in Accademia – ai ragazzi non viene insegnato a giocare a rugby. Guarda i trequarti quante volte perdono la palla, non sanno fare un passaggio, non sanno neppure muovere l’ovale da una mano all’altra per rompere un placcaggio. Ripeto, si giudicano i risultati e quelli sono sotto gli occhi di tutti.

Sicuramente lo sciopero di Villabassa ha influito sulla preparazione del Mondiale, non credi?
Certo, si sono accumulate due settimane di ritardo sulla preparazione e questo ha influito sia sul gioco sia, probabilmente, su qualche infortunio. Ma, anche qui, ci si deve chiedere come mai la Federazione sia arrivata a questo punto. Giocatori e Fir dovevano incontrarsi e chiudere la pratica un mese prima del raduno, trascinarlo fino all’ultimo è stato un errore gravissimo.

A proposito di errori, il tuo amico Massimo Giovanelli ci è andato giù duro sulla Gazzetta. Tu come giudichi l’esclusione di Mauro Bergamasco contro la Romania?
Una Federazione che si rispetti, forte, avrebbe imposto a Brunel di far giocare un giocatore come Mauro. Non solo, io lo avrei schierato titolare e gli avrei dato i gradi di capitano, tenendolo in campo per 80 minuti. La sua gestione, come quelle di Marco Bortolami e Simone Favaro, sono emblematiche. Gavazzi nell’intervista dopo la Romania ha detto che serve un numero 4, ma forse ha dimenticato che è stato scelto di lasciare a casa George Biagi, capitano delle Zebre quando era ‘infortunato’.

Prima dei Mondiali Brunel e la Fir avevano detto che l’Italia avrebbe puntato sulla mischia, una delle più forti del mondo. Non sembra, però, che sia andata così.
Bisogna sempre pensare prima di parlare, soprattutto prima di un evento come i Mondiali, perché poi si rischiano le figuracce. La mischia italiana ha fatto scappare via la Francia, con i tantissimi falli contro, ha sofferto con il Canada, ha fallito in touche contro l’Irlanda e in diversi momenti ha subito quella romena. Per assurdo, l’Italia ha giocato meglio con la mediana e i trequarti rispetto alla mischia. Che è, o era, una delle più forti al mondo. Anche qui andrebbe fatta un’analisi seria su quali sono i motivi e di chi sono le colpe di una debacle simile.

Sembra di capire che il fallimento dell’Italia tu lo imputi a un problema strutturale piuttosto che agli azzurri.
Come ho detto prima, bisogna azzerare tutto, fare piazza pulita. I problemi strutturali sono tanti, sportivi, politici, manageriali, di comunicazione, di trasparenza e non solo, e a elencarli qui passeremmo l’intera giornata. Come ha detto il presidente Malagò, serve un’analisi seria di cosa non funziona nel rugby italiano. E non è certo la Nazionale.