Agguato a Napoli: Teresa Buonocore aveva testimoniato contro un presunto boss che aveva violentato sua figlia

Sono emersi nuovi dettagli sull’omicidio di Teresa Buonocore, la 51enne uccisa a colpi di pistola nel porto di Napoli. La donna, ne parlavamo poco fa, è stata colpita da quattro proiettili esplosi a distanza ravvicinata. Due, secondo gli inquirenti, i killer che l’hanno seguita in motorino e si sono dileguati subito dopo averla uccisa. Indagando


Sono emersi nuovi dettagli sull’omicidio di Teresa Buonocore, la 51enne uccisa a colpi di pistola nel porto di Napoli.

La donna, ne parlavamo poco fa, è stata colpita da quattro proiettili esplosi a distanza ravvicinata. Due, secondo gli inquirenti, i killer che l’hanno seguita in motorino e si sono dileguati subito dopo averla uccisa.

Indagando nel suo passato si è scoperto che la Buonocore, madre di quattro figli, nel 2008 aveva testimoniato nel processo contro l’uomo che aveva violentato una delle sue figlie, di 8 anni.

Il 57enne Enrico Perillo, presunto camorrista nonché vicino di casa della donna, è stato poi condannato a 15 anni di carcere per le violenze sulla figlia della Buonocore e di un’altra bimba di 8 anni.

Sarebbe questo, secondo lo stato attuale delle indagini, il movente del delitto: grazie alla testimonianza della Buonocore, Perillo è finito dietro le sbarre.

Già prima della sua testimonianza, si legge su Il Giornale, la donna aveva subito un’intimidazione:

Nel 2007 fu appiccato il fuoco alla porta d’ingresso della sua abitazione, in cui vive con la sorella e le figlie più piccole. Le fiamme furono presto domate e non ci furono conseguenze grazie al tempestivo intervento del portiere dello stabile. Responsabili e movente di quell’episodio, però, non sono stati mai scoperti e ora la polizia riesaminerà il fascicolo relativo all’incendio.

Le indagini continuano.

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