Mondiali 2015: Italrugby, il Canada certifica il fallimento di un progetto

L’Italia vince la sua prima partita alla Coppa del Mondo di rugby. Batte il Canada 23-18, conquista quattro punti, ma questi sono gli unici numeri che sorridono agli azzurri. Perché il progetto azzurro firmato Brunel/Gavazzi prevedeva due vittorie facili e con bonus contro Canada e Romania, giocandosi i quarti di finale contro Francia e Irlanda. Ma ieri è stato certificato il fallimento di questo progetto.

59% del possesso per il Canada, con il 62% nella ripresa dominata dai nordamericani. 58% di territorio per il Canada, con il 64% nella ripresa dove l’Italia non si è quasi vista. 496 metri corsi contro i 367 dell’Italia, ma – soprattutto – 111 placcaggi riusciti dagli azzurri su 142, con solo il 78% riuscito. Questi sono i numeri che vanno oltre al 23-18 finale, numeri che raccontano una partita sofferta, dove il Canada ha fatto la partita ed è stato più pericoloso dell’Italia.

Questi i risultati, mentre i presupposti degli ultimi mesi erano ben diversi. Un progetto, quello che in questi anni hanno costruito Jacques Brunel e Alfredo Gavazzi, che è fallito nonostante la vittoria. L’Italia uscita da Leeds è un’Italia che non appare avere né la forza difensiva né la qualità offensiva per sognare di poter mettere in difficoltà l’Irlanda nella partita che, sulla carta, dovrebbe valere i quarti di finale. Come ha detto Brunel nel postpartita, se si gioca così con l’Irlanda si prende un divario di 30 punti.

Con la Francia ci si era attaccati all’arbitraggio in mischia, con il Canada vi è poco cui restare aggrappati. Il Mondiale azzurro non è ancora finito, ma gli ottanta minuti di Leeds hanno – forse – messo la parola fine sugli alibi. Per chi va in campo, ma anche – e soprattutto – per chi ha portato l’Italia ovale a questo punto. Che è veramente basso. Nonostante il boom di interesse e tesserati, nonostante i budget ormai da anni milionari, nonostante i proclami, infatti, alla fine l’Italia non riesce a chiudere il gap con le migliori e, anzi, vede chi segue avvicinarsi pericolosamente.

Dal 2000 al settembre 2012 l’Italia aveva vinto il 29% dei match giocati, dall’arrivo di Alfredo Gavazzi la percentuale è scesa al 20%, e se non si contano i test di novembre 2012 e il Sei Nazioni – che il presidente federale dichiarò essere ancora totalmente della vecchia gestione – la percentuale delle vittorie crolla al 14,8%. Certo, i problemi di oggi sono figli delle scelte di ieri, ma i numeri sono inquietanti.