Mondiali 2015: le ragioni di uno sport d’elite

Perché il rugby, diversamente dal calcio, è dominato costantemente dalle stesse nazionali, nonostante il successo, a sorpresa, del Giappone sul Sudafrica.

Il rugby è uno sport elitario, perché è nato nel college di Rugby nel 1823 quando un ragazzino snob decise di fare ciò che nessuno dei suoi compagni faceva: raccogliere il pallone tra le mani e correre senza calciarlo. Il rugby è uno sport elitario perché giocato storicamente dalle upperclass britanniche e delle colonie, ma anche francesi e argentine. Ma non è solo questo.

Cosa hanno in comune Nuova Zelanda, Australia, Sudafrica e Inghilterra? Sono le quattro formazioni che sono salite sul tetto del mondo ovale, cioè le quattro nazioni che hanno vinto una Coppa del Mondo. Con le tre dell’Emisfero Sud ad aver portato a casa due trofei. Aggiungendo la Francia, ecco che abbiamo elencato tutte le finaliste delle prime sette edizioni della Rugby World Cup. Cinque squadre che, dal 1987 a oggi, si sono spartite i quattordici posti a disposizione per contendersi il titolo mondiale. Una cerchia ristrettissima. Che non si allarga molto se ampliamo l’orizzonte e guardiamo cosa è successo nelle semifinali. Alle prime possiamo aggiungere il Galles, due volte in semifinale, l’Argentina e la Scozia, che ne hanno giocata una sola.

Qui iniziano le polemiche: in tanti da anni si chiedono perché il rugby non sappia aprirsi ad altre realtà, perché alla fine siano sempre le stesse a vincere. A differenza di ciò che succede nel calcio, ma anche nella pallacanestro o nella pallavolo. Come dicono i numeri. Che potete scoprire, insieme ai motivi di questo sport elitario, continuando a leggere l’articolo su Rivista Undici.