Attentato scuola Brindisi, parla Giovanni Vantaggiato: “Ho fatto tutto da solo”

Giovanni Vantaggiato, il killer reo confesso dell’attentato alla scuola Laura Morvillo Falcone di Brindisi del 19 maggio dello scorso anno, ha risposto in aula alle domande dei magistrati.

Ho fatto tutto da solo. Non perché volevo fare del male, ma per dare una dimostrazione. Volevo mettere questa bomba al tribunale, ma non era possibile, c’erano troppe telecamere. Mi dispiace tanto, io chiedo perdono alla famiglia Bassi. Ho due figlie, non avevo pensato di fare del male, lo giuro. Se avessi voluto fare del male, avrei fatto molto male”.

A parlare è Giovanni Vantaggiato, il killer reo confesso dell’attentato alla scuola Laura Morvillo Falcone di Brindisi del 19 maggio scorso in cui perse la vita la studentessa sedicenne Melissa Bassi e rimasero feriti altri 9 studenti.

Stamattina è ripreso in Corte d’Assise il processo che lo vede imputato per strage aggravata dalle finalità terroristiche, di detenzione ed esplosione di ordigno micidiale e l’uomo ha deciso di rispondere a tutte le domande dei magistrati, chiarendo alcuni punti ancora oscuri, dalle modalità di costruzione dell’ordigno alla scelta del luogo in cui farlo esplodere.

La bomba, ha rivelato Vantaggiato, fu costruita con una miscela di nitrato di potassio, zolfo e carbone, come scoperto sull’enciclopedia:

A pagina 72 dell’enciclopedia che ho a casa, ho imparato come si fanno le bombe, alla voce ‘nitrati’. Ho messo una quantità di polvere pirica nel contenitore, in tre bombole, due da 15 e una da 10. Le avevo comprate piene, a Porto Cesareo. Erano esperimenti che andavano avanti da molti mesi prima, volevo farci quello che ho fatto. Ho preparato tutto l’occorrente, volevo capire prima se funzionava. Avevo comprato il telecomando due anni fa, anzi, ne avevo comprati quattro.

Ha ammesso di aver fatto tutto da solo, di essersi procurato i materiali e di aver seguito le istruzioni per realizzare l’ordigno. Ha rivelato di aver acquistato quattro diversi telecomandi e di aver fatto un esperimento, riuscito, in aperta campagna.

Se nel corso degli interrogatori precedenti l’uomo usò il plurale per raccontare gli eventi, stamattina ha chiarito che nessun altro lo ha aiutato nella sua assurda e tragica impresa:

Può darsi che è il mio modo di parlare, ma non c’è niente. Ho fatto tutto da solo.

Quanto al perchè della scelta della scuola come bersaglio, la spiegazione è stata piuttosto vaga:

  • Vantaggiato: “Volevo mettere questa bomba al tribunale, ma non era possibile, c’erano troppe telecamere
  • Pm: “Cosa c’entra la scuola con il tribunale?
  • Vantaggiato: “Non è che la scuola è che non c’era modo di farlo al tribunale
  • Pm: “Perché non l’ha messa a casa sua?
  • Vantaggiato: “Non volevo fare del male
  • Pm: “Se lei non avesse voluto fare del male avrebbe fatto esplodere la bomba di notte
  • Vantaggiato: “Volevo farlo di giorno in senso dimostrativo, non volevo fare del male alle persone. Di notte non c’era nessuno. Avrei potuto farlo quando c’era quel signore che apriva il cofano. Ma mi sono fermato

A fare le domande ci hanno pensato il pm Guglielmo Cataldi e del procuratore capo Cataldo Motta. L’udienza prosegue.

Foto © TMNews

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