Il diario di un Cammellone: “Pronti, pronti, pronti… Su!”

Da oggi Rugby 1823 ha un inviato speciale ai Mondiali di rugby: Valerio Bernabò ci racconterà l’avventura azzurra “dal di dentro”.

Inizia oggi un viaggio speciale ai Mondiali 2015 di rugby. E’ il viaggio degli azzurri, che ci verrà raccontato da Valerio Bernabò, la seconda linea dell’Italrugby che ha gentilmente accettato il mio invito a raccontare le sensazioni e le storie dell’Italia in Inghilterra. “Il diario di un Cammellone” (Valerio è @Cammellone84 su Twitter, ndr.) ci accompagnerà nelle prossime settimane. Raccontando quello che, di solito, nelle interviste non esce. Ecco il primo appuntamento:

“Caro Valerio, ti disturbo solo un attimo. Per la festa di fine anno della U12 i ragazzi e noi genitori ti abbiamo fatto un piccolo pensiero, quando sei a Treviso facci sapere che te lo portiamo”. E’ passato un anno da quando ci siamo salutati e non è passato giorno in cui i “miei” sorci e le loro splendide famiglie non abbiano continuato a farmi sentire parte di quella meravigliosa banda.

Il pacco con la sorpresa mi aspetta al bar della mamma di uno dei bambini e io, il vero bambino, muoio dalla curiosità. Entro col sorriso di chi la sa lunga, Franca ha pietà di me e non mi fa soffrire più di tanto: va subito a prenderlo e lo poggia sul bancone. Sono in adorazione. Approccio il sacchetto di carta come un cane in cerca di tartufi. Divido le maniglie e le lascio cadere sui lati. Piano piano infilo due dita per far entrare uno spiraglio di luce e butto un occhio per sbirciare. Ancora un po’. Apro lentamente, come a voler prolungare la magia della sorpresa.

Allontano la testa ed è lì: il pallone della Rugby World Cup con tutte le loro firme! WOW! Esco palla in mano dal bar e corro verso la macchina per andarmelo a scrutare per bene e proprio in quel momento mi rendo conto che il regalo più bello sono proprio le loro firme! Incredibile come il modo in cui hanno siglato il pallone rispecchi il loro modo di essere… era come avere le loro facce davanti.

Alberto Guerrieri, imitatore e comico del gruppo, si firma “BOMBA #2”; Pietro Conselvan, ala artistoide dalla chioma al vento e dal cambio di passo letale, scrive “CONS”, troncando con licenza poetica il proprio cognome; poi c’è “SCRIC#9”, al secolo Davide Tagliaferri, che ci ricorda con un messaggio subliminale che predilige il ruolo di mediano di mischia; e ancora Aregash, l’unica donna del gruppo, tanto dolce con la sua scrittura rotondeggiante quanto devastante in ogni contatto in campo; fino a chiudere con l’avvocato Jacopo Favaro, che giustamente si firma “JacopoFavaro”, nomeecognome così che sia chiaro a Valerio mentre legge che quella è proprio la firma di Jacopo Favaro… metronomo.

Quante emozioni mi hanno regalato, senza ombra di dubbio le più intense che io abbia mai vissuto su un campo da rugby. Tra le tante, non dimenticherò mai quel momento durante la semifinale del Torneo di Colorno, l’ultimo con loro in veste di ‘allenatore’ (rigorosamente virgolettato, la realtà è che ho fatto il giullare per due anni e mezzo insieme a quell’altro soggetto di Ludo Nitoglia). Ultima azione della partita, siamo in vantaggio di una meta, gli avversari hanno l’ultimo pallone da giocare a 5 metri dalla nostra linea. In Under 12 il regolamento prevede che si riprenda il gioco come se fosse un calcio di seconda. I nostri sono schierati, bassi ma con lo sguardo in avanti si incitano ad alta voce scandendo il loro marchio di fabbrica, un “Pronti, pronti, pronti, pronti…” cadenzato nell’attesa che il loro mediano tocchi la palla per dar via al gioco. Si sente un altro “Pronti”, poi un altro e un altro ancora: sono i genitori che ‘imprigionati’ dietro la staccionata danno la carica ai loro ragazzi, come se fossero in campo accanto a loro per difendere insieme quella linea. Un’atmosfera incredibile, era quella la vera vittoria: la condivisione viscerale della stessa passione tra i genitori e i propri figli. Quando il mediano la tocca esplodono tutti in un “Suuu” e schizzano come razzi per andare a placcare, con successo. Non ho controllato ma sono sicuro che anche qualche papà sia salito al “Su!”… credo però che il successo in quel caso lo abbia avuto la staccionata… dettagli!

Un Mondiale è il sogno di qualsiasi giocatore, bambino o adulto che sia. Ognuno di noi 31 porterà dentro di sé delle storie personali, metterà sotto la maglia persone care e avrà tante immagini che gli scorreranno davanti e allora ci darà un brivido pensare di essere tutti lì…INSIEME…
Che l’avventura cominci: Pronti, pronti, pronti… Su!