Mostra del cinema di Venezia: “El Clan”, quando il rugbista è un assassino

Alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia presentato il film che racconta la storia vera di Alejandro Puccio, campione ovale e sequestratore. Trailer.

Una storia vera, bruttissima. Quella di Alejandro Puccio, campione di rugby amatissimo in Argentina a cavallo degli anni ’70 e ’80, ala del Casi e della nazionale. Una favola sportiva che, però, nascondeva un’altra faccia terribile. Quella di un sequestratore e assassino. E che ora è diventata un film.

Alla Mostra del Cinema di Venezia, infatti, è stato presentato “El Clan”, lungometraggio di Pablo Trapero – regista argentino – con protagonisti Guillermo Francella e Peter Lanzani. Il film racconta la storiaccia della famiglia Puccio, all’apparenza una normale famiglia argentina con un figlio campione di rugby, in realtà un’organizzazione criminale che per anni ha sequestrato e, anche, ucciso persone facoltose per ottenere un riscatto.

Siamo nell’Argentina che sta facendo ancora i conti con la dittatura, che cerca di voltare pagina, dove una famiglia borghese vive apparentemente una esistenza normale e tranquilla nel quartiere di San Isidro a Buenos Aires. Con il patriarca Arquimedes Puccio, un Guillermo Francella perfetto, che dietro quel suo aplomb quasi britannico nasconde una mente criminale. E che nei rapimenti e negli omicidi viene aiutato dal figlio Alejandro, giocatore di rugby nella prestigiosa squadra del Casi e, per cinque volte, nazionale argentino.

Proprio Alex mostra nel film le ambiguità e i dubbi morali di chi vive una doppia esistenza, da un lato il campione amato, dall’altra il complice di un folle che sequestra i vicini di casa per soldi e per piacere. I rapimenti avvennero tra il 1982 e il 1985 e furono quattro: il 23enne Ricardo Manoukian, amico di Alejandro, ucciso nonostante il pagamento di un riscatto di 250mila dollari; Eduardo Aulet, ingegnere e compagno di squadra di Alejandro, ucciso dopo il riscatto di 150mila dollari; Emilio Naum, imprenditore, ucciso però durante il tentativo di sequestro; e – infine – l’imprenditrice Nélida Bollini de Prado. Proprio durante le indagini sul suo sequestro la famiglia Puccio venne arrestata.