Camorra: Vincenzo Polito nuovo pentito clan D’Alessandro. Il fratello coinvolto nell’omicidio Tommasino

Vincenzo Polito ha intrapreso la via della collaborazione con i magistrati seguendo le orme del fratello Raffaele, già collaboratore di giustizia, pentitosi dopo aver confessato di aver preso parte all’agguato al consigliere comunale di Castellammare di Stabia, Luigi Tommasino. Lo scrive oggi Metropolis web. Ritenuto vicino al clan D’Alessandro, anche se non in posizione di

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Vincenzo Polito ha intrapreso la via della collaborazione con i magistrati seguendo le orme del fratello Raffaele, già collaboratore di giustizia, pentitosi dopo aver confessato di aver preso parte all’agguato al consigliere comunale di Castellammare di Stabia, Luigi Tommasino.

Lo scrive oggi Metropolis web. Ritenuto vicino al clan D’Alessandro, anche se non in posizione di primo piano, Vincenzo Polito dovrà scontare un cumulo di pena di dieci anni e un mese di carcere per vecchie faccende legate al traffico di droga.

Che cosa sa Vincenzo Polito? Beh, innanzitutto giova ricordare che proprio il fratello del pentito numero ‘uno’ della vicenda Tommasino, fu autore di un clamoroso autogol, quando – è scritto agli atti del probabile processo che tra qualche giorno comincerà in fase di udienza preliminare – telefonò al fratello chiedendogli di ritrattare le accuse: “Stai dicendo solo bugie”. (…) Era il 15 ottobre scorso: Raffaele Polito aveva deciso di accusare i componenti del commando che assassinò il consigliere, ma la sua versione era costellata da troppe reticenze.


E ancora:

Voleva coprire Belviso, Lello ‘o nasone. Lo ammise al pm della Dda Pierpaolo Filippelli, temendo la furia vendicatrice del clan. Quando corresse il tiro e disse che a sparare non era stato lui ma Cavaliere e che il misterioso uomo vestito di nero che stava in sella al motorino di Romano era Belviso, apparve chiaro che il suo atteggiamento era cambiato. Solo quando inizieranno le prime vere deposizioni sapremo se Vincenzo è davvero a conoscenza di fatti e circostanze da utilizzare in fase di dibattimento a carico del clan D’Alessandro.

Già, perché con stratagemmi e falsi pentiti stabiesi gli investigatori hanno dovuto fare i conti in passato…

Sul finire degli anni Novanta un gruppo di ex affiliati al clan D’Alessandro decise di collaborare con la giustizia dopo la stagione di sangue che contrappose gli scanzanesi al clan Imparato diretto dalla primula rossa Mario Umberto. Il primo a scegliere la strada della collaborazione fu Ernesto Maresca, alias ‘o guaglione, killer al soldo dei boss Michele e Luigi D’Alessandro: a ruota ci fu un vero e proprio esodo di pentiti, che da Castellammare furono destinati in varie località segrete.

Il gruppo (di cui facevano parte gli scissionisti di Santa Caterina) tentò di ridimensionare il potere dei D’Alessandro per ottenere la gestione del traffico di droga e nel racket estorsivo a commercianti e imprenditori. Quando la partita sembrava ormai vinta scattarono ripetuti blitz che decimarono le affiliazioni: e proprio in seguito a questa debacle Raffaele Di Somma, alias ‘o ninnillo ed Ernesto Maresca decisero di collaborare con la giustizia. Ma il loro pentimento si rivelò solo uno stratagemma per ‘affossare’ i D’Alessandro anche sul versante giudiziario.

Via | Metropolis web

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