Sequestro Antonio Buglione: “la camorra c’entra”. Ma spunta la pista ‘ndrangheta

Antonio Buglione, l’imprenditore vittima dell’anomalo sequestro lampo di quattro giorni fa, ieri ha parlato con la stampa. Innanzitutto ha smentito di essere stato liberato grazie al pagamento di un riscatto: «non ho pagato nulla». «Adesso andrò via con le mie figlie, andrò molto lontano e lo farò per loro». L’uomo ha confessato «di avere avuto

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Antonio Buglione, l’imprenditore vittima dell’anomalo sequestro lampo di quattro giorni fa, ieri ha parlato con la stampa. Innanzitutto ha smentito di essere stato liberato grazie al pagamento di un riscatto: «non ho pagato nulla». «Adesso andrò via con le mie figlie, andrò molto lontano e lo farò per loro». L’uomo ha confessato «di avere avuto paura di morire».

Quando gli è stato chiesto se pensava ci fosse la mano della camorra dietro il suo rapimento, l’uomo ha risposto in senso affermativo «perché nessuno si muove su questo territorio senza la camorra». L’imprenditore tra poco dovrebbe testimoniare in un procedimento a carico del clan Fabbrocino. Alla domanda se andrà in aula, ha risposto: «non lo so».

Poi, rivolgendosi ai giornalisti, ha aggiunto:

«mi fa male quello che avete scritto su di me. Non lo merito perchè uno che viene accusato ingiustamente e poi è stato prosciolto ed ha ricevuto il risarcimento dei danni non può essere trattato in questo modo Se fossi stato un imprenditore del Nord avrei avuto la croce al merito ma qui, nonostante l’assoluzione con formula piena, passo per un mafioso. Questo non è bello».

Sul fronte delle indagini intanto gli investigatori – che ancora ieri per spiegare il rapimento non escludevano né l’avvertimento camorristico né la messincena – starebbero ipotizzando un coinvolgimento della ‘ndrangheta, in veste di regista dell’operazione. Scrive stamattina la Repubblica Napoli:

I carcerieri che hanno lasciato ad Antonio Buglione profonde cicatrici e una minaccia di morte, parlavano sia in calabrese, sia in albanese. Se della logistica si è occupata la manovalanza dell’hinterland, alla regia del rapimento avrebbe dunque pensato una mente “esterna”. Ecco la pista della Procura antimafia. (…) Emerge la scena di un “recupero crediti” organizzato nei dettagli. Un’azione che doveva ridurre l’imprenditore a più miti consigli.

Sotto il peso delle percosse, difatti, prima è arrivata una richiesta di 20 milioni di euro, attraverso lo stesso Buglione. L’uomo, in stato di choc, parla al telefono con suo fratello e lo implora di non “mettere in mezzo le forze dell’ordine, sennò mi uccidono”. Più tardi, dal buio pesto delle serre diroccate di Marigliano, in cui i sequestratori lo hanno rinchiuso, arriva l’immagine dell’ostaggio via computer. Il commando ha portato tra i rovi un pc collegato a Skipe: da lì parte la seconda richiesta, con Buglione che piange. “Cinque milioni di euro subito, non avvertite polizia o carabinieri, mi fanno fuori”. Quando, l’indomani, trapela la notizia del sequestro, i carcerieri lo provocano. “Ma ti vuole morto tuo fratello? Hai visto che hanno denunciato tutto?”.

Quest’ultimo dettaglio è confermato dai legali di Buglione, Giuseppe Siciliano ed Erasmo Fuschillo, che addebitano il rilascio dell’ostaggio alla presunta pressione esercitata dai carabinieri sul posto. Spiegazione poco plausibile dato che proprio per evitare rischi all’incolumità di Buglione, la Procura aveva adottato con i militari la linea della “tolleranza”. Zero controlli sul territorio, zero pressione. L’istruttoria, condotta dall’aggiunto Rosario Cantelmo e dai pm Simona Di Monte e Gianfranco Scarfò, con il colonnello Fabio Cagnazzo, potrebbe portare a nuovi sviluppi.

Via | Il Mattino

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