Mondiali 2015: Italrugby, una sconfitta inutile

Analizziamo cosa resta in casa Italia dopo la sfida di ieri contro la Scozia.

Una sconfitta che fa male e non solo perché perdere non è mai bello. Il ko di Torino, infatti, arriva al termine di un match dove l’Italia ha avuto più possesso, ma ha mostrato tutti i limiti che conosciamo ormai da anni.

Mancanza di concretezza, assenza di killer instinct, ma anche – e soprattutto – poche idee offensive, con molti multifase vicino ai raggruppamenti e poco più. Le cose migliori si sono viste quando i singoli hanno provato qualcosa da soli, cioè senza una progettualità alle spalle della loro azione. In touche nella ripresa ci sono stati troppi errori e va capito se il problema sono state le chiamate – fuori Bernabò dentro Bortolami – o i lanci.

La difesa ha retto per oltre un’ora, ma quando l’attenzione è minimamente scemata ecco che Prygos ha punito gli azzurri e la partita è stata persa. A convincere, tranne qualche occasione a inizio primo tempo, inizio ripresa e nel finale è stata la mischia, ma – ancora una volta – l’Italia non può sperare di vincere le partite solo con il pack in chiusa.

C’è, poi, il capitolo esperimenti. Un test match premondiale non è, ovviamente, valutabile come una partita del Sei Nazioni o un test match classico. Si può perdere senza drammi se il tutto è volto a lavoare per i Mondiali. Ebbene, la partita di ieri ha difficilmente dato grandi indicazioni a Jacques Brunel. Tra i possibili giocatori a rischio taglio, infatti, gli unici a mettersi realmente in mostra sono stati Bernabò (bene), Vunisa (alti e bassi) e Palazzani (benino), mentre i centri sono stati troppo poco al centro del gioco per dare indicazioni.

L’Italia, poi, ha perso il match nel finale, cioè quando in campo c’erano tutti i ‘veterani’. Ma la cosa peggiore, cioè che mostra perché la partita di Torino è stata una sconfitta che fa male, è che Brunel voleva vincerla. Altrimenti non si spiega perché ai due esordienti ha concesso una manciata di minuti solo dopo la meta scozzese, invece di dare a Violi e Canna almeno una ventina di minuti di esperienza internazionale. Vero che Allan e Palazzani andavano testati e dovevano mettere minuti nelle gambe, ma sicuramente quella di Torino era l’occasione per far rompere il ghiaccio anche a due giovanissimi che – gioco forza – al 95% saranno in Inghilterra.

Insomma, la partita di Torino ha dato poche indicazioni, permesso ai ‘gufi’ di dar fiato alle trombe, lasciato più dubbi che certezze a giocatori e staff, senza essere quel banco di prova, quel laboratorio sperimentale che poteva, e doveva, essere.

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