Cos’è lo IOR: storia e scandali della “banca del Vaticano”

L’Istituto per le Opere Religiose della Santa Sede

di guido,

Travolto più volte dagli scandali, indicato dai detrattori del Vaticano come il simbolo della secolarizzazione della Chiesa, lo IOR sta conoscendo in questi giorni un ritorno di fiamma di notorietà perché uno degli ultimi atti di Benedetto XVI da Papa sarà la nomina del nuovo presidente. Ma cos’è davvero lo IOR?

Acronimo di Istituto per le Opere Religiose, è stato fondato nel 1942 da Pio XII (ma un ente analogo esisteva già dal 1887, creato da Leone XIII) con l’obiettivo di “provvedere alla custodia e all’amministrazione dei beni mobili e immobili trasferiti o affidati allo IOR medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati a opere di religione e carità”, lo IOR può quindi accettare beni e denaro da questo tipo da parte dello stesso Vaticano ma anche di enti e persone della Santa Sede. In questo senso non si può quindi parlare di “banca del Vaticano”, perché l’amministrazione del patrimonio vaticano spetta a un altro ente, l’APSA. Lo IOR formalmente non fa parte della Santa Sede, ha bilanci e amministrazione indipendenti e i fondi depositati non appartengono al Vaticano.

Gli scandali. Lo IOR è finito per la prima volta nell’occhio del ciclone perché coinvolto nello scandalo del Banco Ambrosiano. Negli anni ’70, sotto la guida del potente cardinale Paul Marcinkus (quello che disse “non si può governare la Chiesa con le Ave Maria”), lo IOR divenne il maggior azionista della banca di Roberto Calvi (operazioni criticate da parte dei vescovi, tra cui il futuro Papa Albino Luciani), fino ad avere un ruolo primario nel crack del Banco Ambrosiano. Nel 1987 Marcinkus venne indagato per bancarotta fraudolenta – ma fu invischiato anche nelle indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi – ma Giovanni Paolo II nel frattempo lo aveva nominato arcivescovo e confermato alla guida dell’Istituto fino al 1989. Secondo il pentito di mafia Vincenzo Calcara, lo IOR di Marcinkus era anche coinvolto nel riciclaggio di denaro per Cosa Nostra, anche a opera di Licio Gelli.

Nel 1993 il pool di Mani Pulite accertò che lo IOR aveva fatto da tramite per la maxi-tangente Enimont, e la banca venne anche accusata di aver trasmesso documentazioni false ai pm. In quegli stessi anni, lo IOR sarebbe stato attore dell’Operazione Sofia, un tentativo di costruire un partito che sostituisse la Democrazia Cristiana. Presso lo IOR aveva un conto anche Angelo Balducci, il dirigente coinvolto nel caso Anemone.

Arriva poi Vatileaks. Tra i documenti riservati filtrati all’esterno del Vaticano, ve ne sono anche alcuni che dimostrano le irregolarità dello IOR, guidato dal banchiere Ettore Gotti Tedeschi, nell’applicare le norme sulla trasparenza bancaria e contro il riciclaggio di denaro sporco, e in generale nella gestione delle finanze. Lo scandalo ha portato nel maggio scorso alle dimissioni di Gotti Tedeschi, presidente dal 2009. Finora la gestione dell’Istituto era stata affidata ad interim al vicepresidente Ronaldo Herman Schmitz e alla commissione cardinalizia di vigilanza guidata dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone.

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