Affari italiani: Parisse “Noi mercenari? No, ci hanno diffamato”

Su Facebook un lungo sfogo del capitano degli azzurri, che mette in chiaro un po’ di cose.

Uno sfogo lunghissimo, una lettera aperta al mondo ovale pubblicata sulla sua pagina ufficiale di Facebook. Sergio Parisse ‘rompe’ il silenzio stampa degli azzurri e dice la sua su quello che è successo negli ultimi giorni. Partendo dalle mistificazioni che molti hanno voluto fare dello scontro tra gli azzurri e il presidente Gavazzi, come noi abbiamo sottolineato più volte.

“All’indomani dei festeggiamenti mi sono trovato per l’ennesima volta a leggere le solite dichiarazioni diffamanti verso tutti noi giocatori, la solita polemica offensiva che si protrae già da diversi mesi nonostante la buona volontà dei giocatori di arrivare ad un accordo senza clamori esterni ed avendo per questo demandato a GIRA di gestire con la federazione determinati punti, già in essere da anni, con la massima professionalità discrezione e competenza, permettendo così ai giocatori di concentrarsi sugli impegni sportivi”.

Dichiarazioni diffamanti cui è seguita una campagna stampa unidirezionale, con molti giornalisti che non hanno voluto approfondire la questione, ma si sono semplicemente concentrati sull’aspetto più mediatico della faccenda, la questione economica.

“Siamo stati fatti passare per mercenari irriconoscenti raccontando solo e genericamente quello che interessava far conoscere , trascurando di dare la dimensione delle richieste economiche e omettendo le altre richieste ben più significative e oggetto principale della trattativa tra GIRA e la Federazione. La volontà della squadra è’ stata sempre quella di tutelare l’integrità del nostro movimento , lasciando in famiglia i cosiddetti “panni sporchi””.

Panni sporchi ormai messi in piazza, volenti o nolenti, e dunque Sergio Parisse, facendosi da capitano carico di fare il portavoce degli azzurri, alcuni di questi panni li mette in piazza.

“Ci viene imputato il quindicesimo posto del Ranking mondiale facendo passare il messaggio che premi più consistenti porterebbero a sostanziali miglioramenti, quando invece il livello dell’Italia del rugby potrebbe migliorare qualora la federazione si dotasse di tutti quegli strumenti quali pianificazione e organizzazione (così come avviene in altri paesi più accreditati) creando le condizioni ideali affinché il giocatore possa esprimersi al massimo delle proprie possibilità. Credo che per onestà di informazione la Federazione nella sua massima espressione , dovrebbe restituire dignità e serenità ai propri giocatori e ai numerosi tifosi che ci sostengono con la loro partecipazione ed entusiasmo…”.

Questo uno dei passaggi più importanti e interessanti del lungo sfogo di Parisse, che potete leggere integralmente qui. E che si chiude con una stoccata a chi, il rugby italiano, lo guida: “Qualcuno può pensare che io pecchi di presunzione ed arroganza, ma la verità è che spero ci sia un qualcosa o qualcuno capace di far fare dietrofront, o di far ragionare, chi sta penalizzando il nostro movimento”.