Serial Killer: Gary Leon Ridgway, l’assassino di Green River

Classe 1949, Gary Leon Ridgway nasce a Salt Lake City, nello Utah, e all’età di 11 anni si trasferisce insieme alla famiglia – madre, padre e tre fratelli – a McMicken Heights, nello stato di Washington.Simpatico, gentile, quieto e sempre sorridente, un tipo che generalmente non dava nell’occhio: così Ridgway veniva descritto dai vicini di

Classe 1949, Gary Leon Ridgway nasce a Salt Lake City, nello Utah, e all’età di 11 anni si trasferisce insieme alla famiglia – madre, padre e tre fratelli – a McMicken Heights, nello stato di Washington.

Simpatico, gentile, quieto e sempre sorridente, un tipo che generalmente non dava nell’occhio: così Ridgway veniva descritto dai vicini di casa e conoscenti.

Molto portato per lo sport, il giovane Gary non era molto brillante a scuola ed aveva difficoltà anche nel relazionarsi con le ragazze.

Tra i traguardi importanti che si rintracciano nella biografia di Ridgway c’è l’incontro con la donna che sarebbe diventata sua moglie: Claudia Kraig, conosciuta nel 1969 e sposata l’anno successivo.






Ridgway viaggiò per qualche mese con la Marina Militare e sua moglie, rimasta a casa, lo tradì con un amico comune. Quella scappatella fu la causa primaria del divorzio, che venne ufficializzato nel gennaio 1972.

Ridgway lasciò la Marina e trovò un impiego come operaio specializzato verniciatore alla Kenworth Truck Co., dove rimase per diversi anni, fino al momento del suo arresto.

Pochi mesi dopo il divorzio, Gary conobbe Marcia Winslow e la sposò il 14 dicembre 1973. Da quell’unione, nel 1975, nacque Matthew.

Le cose, però, non andavano bene: Ridgway aveva iniziato a chiudersi in sé stesso, vedeva sua moglie come un mero oggetto sessuale, passava molto tempo nella sua casa natale e, dopo la nascita del figlio, si trasformò in un fanatico religioso.

Nel maggio 1981 il secondo divorzio: poco tempo dopo, nell’area di Green River, iniziarono i primi omicidi.

Le prime tre vittime – Wendy Lee Coffield, Gisele Ann Lovvorn e Debra Lynn Bonner – furono uccise nel luglio 1982, a pochi giorni di distanza l’una dall’altra, ma il loro ritrovamento non destò particolari sospetti negli inquirenti.

Fu solo il 15 agosto dello stesso che si manifestò l’esistenza di un serial killer: un passante, infatti, trovò i corpi di altre tre vittime – Marcia Fay Chapman, Cynthia Jean Hinds e Opal Charmaine Mills – tutte prostitute morte in seguito a strangolamento.

La caccia al Green River Killer partì subito, ma ci vollerò ben 20 anni e altri 44 cadaveri prima della sua cattura.

Era chiaro che il serial killer prendesse di mira le prostitute, ma non era facile prevedere le sue mosse.

Gli investigatori fecero molti buchi nell’acqua: false piste, errori di valutazione e sospettati poi rivelatisi innocenti.

Nel frattempo Ridgway continuava ad uccidere: tra il settembre del 1982 e il marzo del 1984 Ridgway fece ben 36 vittime, molte delle quali furono ritrovate solo negli anni successivi.

E dire che nel 1982 Ridgway fu anche arrestato nel corso di una retata della polizia nell’ambito della prostituzione. Fu rilasciato, in quanto ritenuto un semplice cliente.

Mentre la task force per individuare il serial killer proseguiva con le indagini, Ridgway si fermò: nell’aprile 1984 fu fermato ed interrogato in qualità di sospettato.

Riuscì a far allontanare da sé le autorità, ma rimase comunque nell’elenco dei sospettati. Per questo motivo decise di tenere un basso profilo ed interruppe gli omicidi.

La 43esima vittima, Patricia Barczak, fu uccisa nell’ottobre del 1986, strangolata come tutte le altre vittime. Da questo omicidio al successivo passò quasi un anno.

Ridgway tornò poi ad uccidere nel 1990. Quello di Marta Reeves fu il penultimo omicidio. Il Green River Killer si fermò per diversi anni, dandò così il tempo all’opinione pubblica di dimenticarlo e alla task force di sciogliersi.

Patricia Yellowrobe, 38enne, fu strangolata il 4 agosto del 1998 e il suo cadavere fu ritrovato due giorni dopo: Ridgway si era ingengato al punto che riuscì a far passare quell’omicidio per un decesso causato dall’abuso di alcol e droghe.

Il Green River Killer sembrava ormai morto e sepolto, uno di quei casi destinati a rimanere senza soluzione.

Non fu così: ci volle David Reichert, Sceriffo della contea di King, che non riuscì a rassegnarsi all’idea che il serial killer l’avesse fatta franca.

Reichert mise insieme una task force e, grazie alle nuove tecnologie, riesaminò tutte le prove raccolte nel corse degli anni.

Il principale sospettato si rivelò essere Gary Ridgway, che fu arrestato il 30 novembre 2001.

Gary Ridgway

Ridgway fu arrestato con l’accusa di aver ucciso quattro prostitute: lui si dichiarò innocente, ma la pena di morte pareva inevitabile.

A quel punto, pur di evitare la morte, Ridgway decide di scendere a patti con il procuratore generale: una confessione completa in cambio di una condanna che non fosse la pena capitale.

La sua lunga confessione iniziò il 5 novembre 2003: Ridgway indicò tutte le vittime ed aiutò le autorità a ritrovare i corpi di quelle che non erano ancora state scoperte.

La condanna arrivò pochi mesi dopo, nel gennaio 2004: Gary Leon Ridgway venne condannato a 48 ergastoli, uno per ognuna delle sue vittime.

Al momento è detenuto nello State Penitentiary di Walla Walla, Washington.

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