Celle troppo piccole: 20 detenuti di Lecce chiedono un risarcimento

Il problema del sovraffolamento delle carcere è noto da tempo ed ora c’è chi prova ad opporsi, chiedendo i danni.E’ il caso di 20 detenuti (italiani e stranieri) del carcere leccese di Borgo San Nicola che, grazie all’avvocato Alessandro Stomeo, hanno presentato ricorso contro l’amministrazione penitenziaria per trattamento disumano e degradante.Come risarcimento del danno morale


Il problema del sovraffolamento delle carcere è noto da tempo ed ora c’è chi prova ad opporsi, chiedendo i danni.

E’ il caso di 20 detenuti (italiani e stranieri) del carcere leccese di Borgo San Nicola che, grazie all’avvocato Alessandro Stomeo, hanno presentato ricorso contro l’amministrazione penitenziaria per trattamento disumano e degradante.

Come risarcimento del danno morale e fisico subito i 20 detenuti chiedono ben 600 euro per ogni mese passato dietro le sbarre.

Cerchiamo di capire meglio la situazione: il comitato permanente sulla tortura indica che lo spazio calpestabile minimo per ogni persona dovrebbe essere di 7 metri quadrati,

Nel carcere di Lecce, invece, è stato calcolato che lo spazio calpestabile per ogni detenuto è di circa 1,5 metri quadrati.

Si legge su La Gazzetta Del Mezzogiorno:

A Borgo San Nicola sono ormai ospitati 1488 detenuti, quando non dovrebbe contenerne più di 650. I carcerati sono rinchiusi in tre dentro celle da 11.5 metri quadrati; dormono in letti a castello (il materasso più in alto è a 50 centimetri dal soffitto); in cella c’è una sola finestra ed un bagno cieco senza acqua calda; il riscaldamento funziona d’inverno 1 ora al giorno; le grate sono chiuse per 18 ore al giorno; carta igienica, shampoo, bagno schiuma, detersivi solo per chi può comprarli nello spaccio interno.

Sulla base di questi dati, i 20 detenuti hanno deciso di chiedere un risarcimento: questa situazione viola la normativa italiana che regola il sistema penitenziario, ma viola anche la Costituzione e gli orientamenti giuridici comunitari.

Innovativo il ricorso al Tribunale di Sorveglianza, che prevede un contraddittorio con il ministero della Giustizia ed una sentenza impugnabile. L’idea dell’avvocato Stomeo è di investire il Tribunale di Sorveglianza di una giurisdizione esclusiva in materia di diritti sulla detenzione.

Al momento il ricorso è al vaglio del Tribunale di Sorveglianza: non è escluso che un’udienza potrebbe essere fissata nel giro di qualche settimana.

Via | La Gazzetta Del Mezzogiorno