Roma: estradata dalla Romania la colf che aprì la porta agli assassini del gioielliere Francesco Lenzi

Il gioielliere Francesco Lenzi fu ucciso il 25 novembre del 2008 nella sua villetta di Axa, alle porte di Roma.Una banda di romeni entrò in casa dell’uomo con lo scopo di rapinarlo, ma ben presto la situazione degenerò:prima di morire Lenzi sarebbe infatti stato seviziato, torturato dai malviventi forse per convincerlo a indicargli la cassaforte


Il gioielliere Francesco Lenzi fu ucciso il 25 novembre del 2008 nella sua villetta di Axa, alle porte di Roma.

Una banda di romeni entrò in casa dell’uomo con lo scopo di rapinarlo, ma ben presto la situazione degenerò:

prima di morire Lenzi sarebbe infatti stato seviziato, torturato dai malviventi forse per convincerlo a indicargli la cassaforte e ad aprirgliela. Incaprettato, legato mani e piedi, è stato quindi finito con un colpo alla testa, sferrato con un corpo contundente non ancora identificato. Il cadavere del gioielliere era riverso a terra, in un lago di sangue, al primo piano della villa.

Legata ed imbavagliata, ma illesa, la colf romena, unica vera testimone dell’omicidio. Fu lei a chiamare i soccorsi e rivelare che gli assassini erano tre italiani.

La verità non ha tardato ad emergere: i rapinatori-assassini, cinque cittadini rumeni, sono stati arrestati nel corso dei mesi successivi e lei, la colf testimone degli abusi, fu indicata come complice.

Fu lei, infatti, ad aprire la porta di casa agli assassini e, quindi, a far sì che Lenzi venisse ucciso. Non solo. La donna mentì anche agli inquirenti ostacolando così il corso delle indagini.

Lo scorso luglio il Tribunale di Roma ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti della 32enne romena, fuggita in patria quando non era ancora sospettata.

Il governo romeno ha concesso l’estradizione e la donna, questa notte, è arrivata all’aeroporto di Fiumicino ed è stata subito condotta nel carcere di Rebibbia.

Per lei le accuse sono di omicidio, rapina e violazione di domicilio aggravate in concorso con gli esecutori materiali.

Quanto a questi ultimi, uno di loro è già stato condannato con rito abbreviato a 20 anni di carcere, per gli altri quattro il processo dovrebbe iniziare a breve.