Mondiali 2015: l’Italrugby e quella linea (troppo?) verde

L’annuncio di Luciano Orquera che dà l’addio alla nazionale rende la coperta di Brunel sempre più corta.

Non ci sarà Luciano Orquera ai Mondiali. L’apertura dell’Italia, come scritto ieri, ha salutato e ringraziato tutti, si prepara alla sua nuova avventura a Massy e ha formalmente declinato il possibile invito di Jacques Brunel a far parte dell’Italia per la Rugby World Cup.

L’addio di Luciano apre, però, una questione aperture e, più in generale, mostra un’Italia che si presenterà all’appuntamento più importante con una rosa in parte molto giovane. Fin troppo. Iniziamo dall’attualità, cioè dalla terza opzione a numero 10 per Jacques Brunel. Con Kelly Haimona e Tommaso Allan prime scelte, l’alternativa più ovvia (infortunio permettendo, in teoria sta recuperando ma non è detto che ce la faccia per settembre) si chiama Edoardo Padovani, classe ’93, una buona stagione alle Zebre, ma nessun’esperienza in nazionale maggiore. E non sarà l’unico.

Con lui in mediana, infatti, al 99% verrà convocato Marcello Violi, in finale d’Eccellenza con il Calvisano, futura Zebre, ma che all’attivo ha solo la convocazione nel gruppone azzurro per l’ultimo Sei Nazioni, dove non è mai sceso in campo. Certo, sono le terze scelte, ma nel rugby e in un Mondiale non si sa mai e l’Italia rischia di trovarsi alle sfide decisive con una mediana con zero caps all’attivo.

A loro andrà aggiunto, quasi certamente, Simone Ragusi. Il trequarti milanese ha disputato un’ottima stagione alla Benetton Treviso, ha già messo in mostra buonissime qualità tecniche e atletiche, ma come nel caso di Violi nell’ultimo Sei Nazioni ha fatto solo parte del gruppone dei convocati, senza mai scendere in campo. Situazione identica per Tommaso Boni, entrato nel gruppone azzurro causa infortuni nell’ultimo Sei Nazioni, e che potrebbe venir scelto nel gruppone per il Mondiale da Brunel.

Giocatori, da Padovani a Boni, passando per Violi e Ragusi, le cui qualità non mettiamo in dubbio, anzi. Ma che sono lo specchio del movimento d’elite del rugby italiano, che rischia di presentarsi al più importante appuntamento del quadriennio con quattro esordienti assoluti. Cui vanno, per dovere di cronaca, aggiunti quegli azzurri che hanno già vestito la maglia dell’Italia, ma che non possono certo venir considerati dei veterani: da Guglielmo Palazzani (anche lui in mediana, ndr.) a Giulio Bisegni, passando per Michele Visentin ed Enrico Bacchin, la linea verde di Jacques Brunel è molto verde.

Il che, in linea generale, dovrebbe essere un bene. E lo è. Ma quando si arriva a una Coppa del Mondo, allora l’esperienza e la possibilità di avere un’ampia rosa tra cui scegliere diventa fondamentale. E il ct azzurro avrà questa possibilità, o l’inesperienza di un’ampia fetta di rosa lo obbligherà nelle scelte?


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