Omicidio Rodolfo Moretti: 30 anni alla figlia Ylenia, 16 all’esecutore materiale

La giovane Ylenia Moretti è stata condannata a 30 anni di carcere per l’omicidio del padre Rodolfo, ucciso a colpi di pistola nel luglio 2011 a Tagliata di Guastalla.


La sentenza di primo grado è arrivata. La 22enne Ylenia Moretti è stata condannata a 30 anni di carcere dal tribunale di Reggio Emilia per l’omicidio del padre Rodolfo Moretti, ucciso a colpi di pistola nel luglio 2011 a Tagliata di Guastalla, nell’azienda agricola in cui l’uomo lavorava.

Il caso fece molto scalpore perchè all’origine del delitto c’era una relazione sentimentale che non veniva visto di buon occhio dalla vittima. La figlia, appena 20enne all’epoca dei fatti, aveva una relazione con suo cognato Matteo Zanetti, marito della sorella Dominique, ritenuto l’esecutore materiale del delitto.

Dopo due tentativi di omicidio andati a vuoto, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti fu lo stesso Zanetti a prendere la situazione in mano e a premere il grilletto della pistola che uccise Moretti. Dietro a quel diabolico piano, però, ci sarebbe stata proprio la mano della 20enne Ylenia, a cui è stata inflitta la pena più pesante.

La giovane, processata con rito abbreviato, è stata condannata a 30 anni di carcere per concorso materiale in omicidio aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi, dalla mancata collaborazione in sede processuale e dal suo ascendente psicologico nei confronti di Matteo Zanetti.

L’uomo, 45 anni, sarebbe stato soggiogato dalla giovane al punto da eseguire i suoi ordini senza discutere. Mentre Ylenia si è sempre dichiarata innocente, Zanetti si è attribuito la colpa fin dai primi istanti, sostenendo di aver fatto tutto da solo.

Eppure i giudici di Reggio Emilia hanno creduto alla ricostruzione dell’accusa e condannato l’esecutore materiale del delitto a 16 anni di carcere, quasi la metà di quanto inflitto all’altra imputata. A lui sono state riconosciute le attenuanti: il suo comportamento processuale di totale collaborazione, il fatto che fosse incensurato e la “sudditanza psicologica” nei confronti della nipote.

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