Nazionali ed eleggibilità: equiparati, e se si cambiassero le regole?

Brett Gosper, chief executive della World Rugby, apre le porte a una riforma della regola sugli equiparati.

Chiudere le stalle prima che tutti i buoi siano scappati. La World Rugby – con colpevole ritardo – si interroga sulle regole sull’eleggibilità e, in particolare, sulla questione equiparati. Cioè quei giocatori che acquisiscono il diritto di vestire la maglia di una nazionale solo per residenza, senza legami di sangue né di scuola rugbistica.

Su queste pagine abbiamo più volte raccontato di quel suk che è diventato il rugby moderno, con nazionali sempre più piene di stranieri. E non parliamo di oriundi, che per retaggio famigliare e sangue hanno tutti i diritti di scegliere la nazione da rappresentare, ma parliamo di equiparati, cioè quei giocatori che vestono la maglia di una nazione dopo soli tre anni di residenza.

Una regola figlia ancora del dilettantismo e rimasta invariata negli anni in cui il rugby era ancora uno sport “povero”. Oggi, però, con i club francesi e inglesi che possono permettersi di pagare stipendi stellari, la compravendita di campioni è diventata la norma. Il che è più che lecito se si parla di club privati, ben meno se si parla di nazionali.

Ebbene, con colpevole ritardo il governo mondiale del rugby si è reso conto del problema e potrebbe correre ai ripari. A dirlo è Brett Gosper, chief executive della World Rugby. “Si vuole mantenere la peculiarità del rugby internazionale e mentre i club stanno pescando i campionissimi da tutto il mondo, credo vi sia un sentimento comune che sta crescendo affinché si mantenga l’integrità delle squadre nazionale – ha detto Gosper, specificando –. Dobbiamo rivedere le regole e capire se una residenza di tre anni sia sufficente a garantire quell’integrità nel rugby internazionale”.

Insomma, un conto è una finale di Champions Cup tra due club francesi dove, tra i titolari, circa 20 giocatori non sono francesi, un conto è una finale di Coppa del Mondo. Basta andare a rileggersi i convocati dell’ultimo Sei Nazioni (nella foto il “francese” Rory Kockott, sudafricano) per capire che è in atto un cortocircuito e serve porvi rimedio. In fretta.