‘Ndrangheta in Lombardia, confermate le condanne ai 110 boss del Nord

Le 110 persone condannate in primo grado nell’ambito del processo sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia si sono viste confermare le pene in secondo grado.

Il maxi processo sulle cosche della ‘ndrangheta infiltrate nel tessuto sociale, politico ed economico del Nord Italia, principalmente in Lombardia, si è concluso in appello così come si era concluso in primo grado, senza colpi di scena e sostanziali riduzioni di pena.

I giudici della Corte d’Appello di Milano hanno deciso di confermare le 110 condanne inflitte ad altrettanti imputati nel 2011 dal gup Roberto Arnaldi, limitandosi soltanto a ridurre lievemente le pene. La pena massima, 15 anni e 3 mesi di carcere, è stata inflitta ad Alessandro Manno, ritenuto il capo della “locale” di Pioltello, alle porte di Milano.

Questo maxi processo, la vera e propria prova della presenza radicata della ‘ndrangheta nel nord del Paese, è la diretta conseguenza dell’importante operazione Infinito condotta nel luglio 2010 e guidata dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai pubblici ministeri Alessandra Dolci e Paolo Storari.

In quell’occasione, dopo lunghe indagini, finirono in manette 170 persone, 110 delle quali furono condannate in primo grado. Ieri, dopo appena 9 ore di camera di consiglio, è arrivata la sentenza d’appello, accolta da applausi ironici da parte degli imputati, presenti in aula nell’apposita gabbia che li teneva ben separati dalle altre persone presenti in Tribunale. Quanto alle riduzioni di pena, ecco cosa scrive il Messaggero:

Cosimo Barranca, ritenuto il boss della cosca di Milano, è passato da 14 a 12 anni di carcere, Vincenzo Mandalari, capo della «locale» di Bollate, da 14 anni a 12 anni e otto mesi. Ridotta la pena anche a Pasquale Zappia, nominato «capo dei capi» durante una riunione a Paderno Dugnano: per lui si è passati dai 12 anni inflitti in primo grado a 9 anni in appello. Invariata invece la pena dell’ex sindaco del comune di Borgarello (Pavia), Giovanni Valdes, che si è visto confermare un anno e quattro mesi (pena sospesa) per turbativa d’asta.

In totale la Corte d’Appello ha inflitto quasi mille anni di carcere. Per capire come si comporteranno le parti coinvolte – anche se il ricorso in Cassazione è scontato – bisognerà attendere come al solito le motivazioni della sentenza, che saranno depositate entro 90 giorni.

Foto © TMNews

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