Tangenti a Milano: guardia di finanza e corruzione, tutto come prima di mani pulite

Mentre fuori impazzava il carnevale ambrosiano nel cuore della città meneghina, all’uscita di un bar, un funzionario di 53 anni, dipendente della Direzione regionale Lombardia Agenzia delle Entrate è stato arrestato con in mano una mazzetta di 120 mila euro appena consegnatagli da un avvocato di uno degli studi legali più importanti d’Italia. Sembra la

di gaetano

Mentre fuori impazzava il carnevale ambrosiano nel cuore della città meneghina, all’uscita di un bar, un funzionario di 53 anni, dipendente della Direzione regionale Lombardia Agenzia delle Entrate è stato arrestato con in mano una mazzetta di 120 mila euro appena consegnatagli da un avvocato di uno degli studi legali più importanti d’Italia.

Sembra la scena di un telefilm americano, dove ci sono i cattivi corrotti del Fisco, gli avvocati per bene che non si spaventano davanti a nulla, la sfilata carnevalesca nella quale possibilmente infilarsi per far perdere le proprie tracce e la magistratura che interviene rapida e efficiente. Per fortuna però il concussore è stato preso e immediatamente arrestato senza che il carnevale se lo inghiottisse.

Ma come è andata questa storia che sa tanto di anni 90, mani pulite, mazzette, tangenti, vessazioni della macchina pubblica sul cittadino? Un bel giorno si presenta nello Studio Legale Bonelli-Erede Pappalardo lo stesso funzionario che poi non parteciperà, suo malgrado, alla sfilata di carnevale. Bussa alla porta per svolgere il suo lavoro, ossia attività di controllo della regolarità della posizione fiscale dei professionisti. Il funzionario ha iniziato dire che la situazione presentava irregolarità e che potevano esserci pesanti conseguenze penali e amministrative per poi poco dopo prospettare una via di salvezza.

Insomma pare che un avvocato dello studio, presso la filiale di Londra, sia incappato nelle medesime beghe riguardanti il quizzone nazionale su “a chi devo versare le tasse?”. Per intenderci è lo stesso gioco a premi cui ha partecipato quest’estate Valentino Rossi, sbagliando evidentemente la risposta.

Per cercare di risolvere la situazione il funzionario aveva invitato uno degli avvocati a presentarsi in un bar per prendere un caffè, discutere della situazione e vedere se era possibile una alternativa. Pare che sia stato in quell’occasione che abbia suggerito la formula magica. Per la modica cifra di 300 mila euro avrebbe suggerito la risposta giusta al quizzone.

La richiesta è poi scesa a 150. Gli avvocati però, forti della professione, non si sono fatti intimidire e hanno giocato su due tavoli. Hanno sporto denuncia alla magistratura cosi che all’appuntamento si sono presentati anche i classici agenti in borghese. “Il carnevale finisce male e questa maschera ormai non serve più” come recitava una famosa canzone beat di Caterina Caselli.

Fonte: Il sole 24 ore