Rugby & Libri: Paolo Rosi, il più mediatico dei rugbisti d’antan

E’ uscita in libreria “Una finta a destra, una a sinistra”, la biografia del leggendario campione della Rugby Roma e telecronista Rai scritta da Federico Meda.

Paolo Rosi. Un nome che riecheggia nelle leggende che accompagnano il rugby italiano. Un nome, però, per pochi intimi come rugbista, ben più noto al grande pubblico per le sue telecronache di pugilato e atletica. Paolo Rosi, uno sportivo che, per assurdo, è entrato nell’immaginario collettivo raccontando gli sportivi e le loro gesta.

Le sue gesta le teneva custodite per pochi intimi, quando magari davanti a un bicchiere di vino si lasciava andare ai ricordi. Pochi, però, quelli che svelava, perché il suo carattere schivo e riservato era fatto così. Il primo rugbista mediatico, ben prima delle comparsate tv, delle copertine delle riviste patinate, delle pubblicità di furgoni e materassi, il primo rugbista a entrare nelle case degli italiani, ma con la sua voce e non con le sue gesta.

Raccontare Paolo Rosi non è facile, perché il rugbista/telecronista – come detto – non amava raccontarsi. Al punto che lo stesso figlio, Andrea, fatica a dipingerne un quadro perché “è sempre stato molto riservato, poco incline ai racconti. Anche in famiglia”. A provarci è stato Federico Meda, giornalista e telecronista, che al leggendario secondo centro della Rugby Roma e dell’Italia ha dedicato un libro. “Una finta a destra, una a sinistra”, cioè proprio come Paolo Rosi raccontava la sua meta a Twickenham, la prima di un italiano, con la maglia della selezione a inviti del C.H. Gadney’s XV.

Un libro che racconta il Paolo Rosi bambino, ragazzo e rugbista. Il Paolo Rosi con tutte le sue contraddizioni, proprio come contraddittorio è il rugby. Ma anche il Paolo Rosi telecronista, quello che portò nelle case degli italiani le imprese di Nino Benvenuti a New York, di Livio Berruti a Roma e di Pietro Mennea a Mosca. Il Paolo Rosi leggendario, in campo e sugli spalti, protagonista o impegnato a raccontare le gesta degli altri protagonisti. Perché Rosi in campo voleva essere la primadonna, ma quando vestiva i panni del telecronista si accomodava nelle retrovie, dove la sua voce era solo l’accompagnamento ai veri protagonisti. Perché, come amava dire, “il pubblico vuole vedere gli atleti, non chi li racconta”.

Ecco, Paolo Rosi è uno dei personaggi più leggendari dello sport italiano. In campo e fuori. E in “Una finta a destra, una a sinistra” di Absolutely Free Editore (14 euro) abbiamo l’occasione di conoscerlo a fondo, forse come neanche chi gli fu vicino per una vita riuscì a fare. E proprio per questo Federico Meda non solo racconta Rosi, ma divaga con aneddoti e storie che abbracciano chi con Rosi ha giocato e lavorato, dipingendo il quadro non solo di un campione, ma anche di un’intera epoca ovale. Quella che magari non aveva l’onore delle copertine patinate, che non riempiva l’Olimpico, che non era ancora entrata nell’immaginario collettivo, ma un’epoca ovale in cui i personaggi epici non mancavano. E che qui possiamo scoprire o riscoprire.


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