Omicidio Ferdinando Rombolà a Soverato: “rientra nella faida dei boschi”

Gli inquirenti non hanno dubbi. L’omicidio di Ferdinando Rombolà, freddato domenica sulla spiaggia di Soverato tra ombrelloni e bagnanti, rientra nella cosiddetta faida dei boschi. All’origine dello scontro tra i clan dell’area gli interessi collegati al settore del disboscamento. Poi, con il passare del tempo, i contrasti si sono estesi al controllo degli appalti per

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Gli inquirenti non hanno dubbi. L’omicidio di Ferdinando Rombolà, freddato domenica sulla spiaggia di Soverato tra ombrelloni e bagnanti, rientra nella cosiddetta faida dei boschi. All’origine dello scontro tra i clan dell’area gli interessi collegati al settore del disboscamento. Poi, con il passare del tempo, i contrasti si sono estesi al controllo degli appalti per la realizzazione di opere pubbliche e più in generale alla gestione delle attività illecite sul territorio del basso ionio catanzarese. Scrive Catanzaro Informa:

Il nome di Ferdinando Rombolà, secondo le prime ricostruzioni, dovrebbe essere legato alla famiglia dei Todaro, da tempo in contrasto con il gruppo dei ”Sia’. E’ stata l’uccisione del boss Vittorio Sia ad originare la ”contro risposta’ dei clan nemici sfociata ieri nel sangue. Rombolà, quarantenne vibonese ma da tempo residente a Soverato, era già noto alle forze dell’ordine: era stato arrestato alcuni anni fa per spaccio di sostanze stupefacenti e finito nuovamente in manette nel 2003 dopo che i carabinieri, ad un posto di blocco, avevano trovato nella sua auto una pistola.

Il killer sarebbe arrivato in sella a una moto guidata da un complice e poi trovata incendiata. Si è avvicinato all’ombrellone e ha fatto fuoco all’indirizzo di Rombolà davanti alla moglie e al figlio. Quattro colpi che non hanno lasciato scampo all’uomo, tra la folla impaurita che in tutta fretta ha abbandonato quel tratto di spiaggia trasformato in un luogo di morte.


Nelle ultime ore sono state identificate e ascoltate alcune persone presenti al momento dell’omicidio. Il procuratore della Repubblica di Catanzaro e capo della Dda, Vincenzo Antonio Lombardo:

“E’ ovvio che anche quest’ultimo omicidio rientra nella guerra di mafia iniziata con la faida dei boschi. I componenti delle diverse fazioni sono accecati dall’odio e si eliminano reciprocamente perché pensano, in questo modo, di salvarsi la vita”. “La faida dei boschi è andata oltre gli interessi iniziali ed ora i vari componenti si stanno eliminando reciprocamente. E’ uno scontro che si alimenta dall’interno e si arriva a colpire gli avversarsi in modo spregiudicato anche mettendo a rischio, così come è successo ieri, la vita di persona che nulla hanno a che vedere con questi fatti. Da parte nostra c’é la massima attenzione. Le indagini stanno andando avanti in modo serrato ed abbiamo chiesto anche il contributo delle strutture nazionali. Stiamo cercando di fare il possibile per porre fine a questa scia di delitti. Qualche colpo lo abbiamo già assestato ed altri li metteremo a segno”.

Catanzaro Informa ripercorre la catena di omicidi verificatisi nella zona:

Tutto ha inizio il 27 settembre dello scorso anno a Riace (Reggio Calabria) quando, davanti ad un santuario dove era in corso la festa patronale del paese, viene ucciso Damiano Vallelunga, considerato l'”intoccabile’ capo della “cosca dei viperari” per il suo prestigio criminale. All’episodio ha fatto seguito una lunga serie di omicidi tutti inquadrabili, secondo gli investigatori, nello stesso contesto criminale. L’11 marzo scorso è stato assassinato Domenico Chiefari, boscaiolo, e cinque giorni dopo Francesco Muccari, anche lui legato ad ambienti criminali della zona. Nel luglio dello scorso anno tra Sant’Andrea dello Jonio e Isca sullo Jonio erano stati uccisi Luciano Bonelli e lo zio, Vincenzo Varano. Il 21 aprile scorso a Stilo (Reggio Calabria) è stato ucciso Giovanni Vallelonga, cugino di Damiano Vallelunga. Nuovo agguato il giorno dopo, a Soverato, con l’assassinio di Vittorio Sia, capo del ‘locale’ di Soverato, ucciso con alcune raffiche di kalashnikov. L’11 giugno scorso la faida registra un ulteriore violenta tappa con il duplice omicidio dei fratelli gemelli Nicola e Vito Grattà, di 38 anni, uccisi a Gagliato (Catanzaro) mentre giocavano a carte nella piazza del paese. Il 14 giugno si è registrato il ferimento a Brognaturo di Santo Procopio ed il giorno successivo nella zona delle Serre vibonesi, a finire sotto i colpi mortali dei sicari è stato Salvatore Vallelunga, di 51 anni, fratello del boss Damiano dalla cui uccisione ha avuto inizio la mattanza, definita come ”una vera e propria guerra’ dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Vincenzo Lombardo.

Da Tele Reggio le dichiarazioni del sindaco di Soverato:

“Questi omicidi mettono a serio rischio l’incolumità delle persone che non hanno nulla a che vedere con questo scontro criminale. Ora è necessario che si provveda, in tempi brevissimi, ad istituire un commissariato di polizia a Soverato. Noi chiediamo anche che venga incrementata la presenza delle forze dell’ordine sul nostro territorio”.

Foto | Catanzaro Informa

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