Minirugby: Mike Tindall “Basta protezioni, insegnamo a placcare”

L’ex capitano dell’Inghilterra va controcorrente e attacca l’uso di caschetti e protezioni varie nel rugby juniores.

I giovani rugbisti devono venir protetti per evitare infortuni, oppure no? Nelle scorse settimane in Inghilterra si è discusso molto sulla sicurezza dei minirugbisti, con alcuni più o meno autorevoli neurochirurghi che hanno attaccato il movimento ovale scolastico, dove “regna una cultura tribale, da gladiatori” e dove i bambini vengono messi a rischio praticando rugby a scuola.

Una posizione ben diversa rispetto a quella di Mike Tindall, ex capitano dell’Inghilterra e attuale marito di Zara Phillips, nipote della Regina d’Inghilterra. Fatto che rende le sue parole ancora più pesanti, perché arrivano da uno dei simboli della palla ovale inglese dell’ultimo decennio, ma anche un membro (anche se acquisito) della famiglia reale.

“Oggi i bambini si allenano con caschetti per il cranio, spalline imbottite, guanti. Il mio consiglio è di liberarli di tutto ciò e insegnar loro la giusta tecnica di placcaggio. I bambini vogliono totale contatto, ma se lo affronti senza la giusta tecnica ti infortuni”.

Parole nette, ben diverse da quelle che si sentono negli ultimi mesi. Poi Tindall ha parlato anche di altro al The Observer, sottolineando come “oggi i tifosi ci vedono solo come atleti per cui hanno pagato, anni fa finita la partita restavo con loro al pub fino alle 23. Oggi non succede più”.


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