‘Ndrangheta: Isola Capo Rizzuto, arrestato Nicola Arena

I carabinieri del reparto operativo del Comando provinciale di Crotone insieme agli uomini dello Squadrone eliportato cacciatori Calabria di Vibo Valentia, hanno arrestato ieri a Isola Capo Rizzuto, Nicola Arena, 28 anni, ritenuto elemento di spicco dell’omonima cosca. A giugno era finito in manette Fabrizio Arena, figlio di Carmine, considerato il mammasantissima della cosca, ucciso

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I carabinieri del reparto operativo del Comando provinciale di Crotone insieme agli uomini dello Squadrone eliportato cacciatori Calabria di Vibo Valentia, hanno arrestato ieri a Isola Capo Rizzuto, Nicola Arena, 28 anni, ritenuto elemento di spicco dell’omonima cosca.

A giugno era finito in manette Fabrizio Arena, figlio di Carmine, considerato il mammasantissima della cosca, ucciso a colpi di bazooka in un agguato nel 2004 a Cutro. Fabrizio secondo l’accusa era presente alla festa di avvenuta elezione del senatore del Pdl Nicola Di Girolamo in un ristorante di Crotone.

Esponenti della cosca Arena secondo quanto emerso dall’inchiesta Broker della Dda di Roma, si sarebbero incontrati, in occasione delle elezioni politiche del 2008, con Di Girolamo e Gennaro Mokbel per raccogliere voti a favore del candidato di centrodestra nella circoscrizione estera.

L’agguato all’anziano boss Carmine è stato poi vendicato con l’omicidio di Pasquale Nicoscia, capo bastone della cosca rivale alleata con i Grande Aracri di Cutro. Nicola Arena deve ora scontare una condanna a 18 anni di carcere per associazione mafiosa e per l’omicidio Nicoscia.

La condanna era arrivata il 30 luglio al termine del processo con rito abbreviato relativo all’operazione Ghibli, portata a termine nel 2009 con l’arresto, da parte dei carabinieri del Ros e del Comando provinciale, di 16 persone. Gli Arena sono coinvolti, insieme alla cosca Dragone di Cutro, in una faida con i Nicoscia e i Grande Aracri, attivi nella stessa area.

L’inchiesta aveva fatto luce sui fatti di sangue avvenuti tra il 2004 e il 2008 e documentato le estorsioni dei clan nei confronti di commercianti e imprenditori locali. L’indagine del Ros aveva anche confermato i collegamenti tra gli Arena e le maggiori cosche del reggino e del vibonese.

Nicola Arena pochi giorni dopo l’arresto, nel maggio 2009, era stato però scarcerato per ordine del Tribunale della libertà di Catanzaro che aveva ritenuto mancanti i gravi indizi di colpevolezza. La scarcerazione fu poi annullata dalla Cassazione e il 30 luglio scorso è giunta la condanna a 18 anni di carcere.

Della faida infinita tra Arena e Nicoscia parla questo articolo d’archivio di Melito on line:

All’origine c’è una sola casa-madre. Un solo clan. Quello degli Arena. (…) Gli appetiti aumentano. Arrivano le prima spinte e controspinte. I primi malumori. I primi contrasti. (…). Sino alla scissione singola o addirittura multipla. Nel senso che da una ‘ndrina possono nascere due e tre clan contrapposti, che si affrontano armi in pugno a colpi di morti ammazzati, feriti, vedove ed orfani. Per il controllo del territorio. Dove ogni giorno si consuma ogni sorte di delitto e reato contemplato e non dal codice penale:omicidi, sequestri di persona, rapine, furti, scippi. Ed ancora traffico di armi, droga, uranio, plutonio, gioielli e pietre preziose come i diamanti; usura e riciclaggio del denaro sporco;

(…) I Nicoscia, erano stati scardinati nel 2000 con l’arresto del capobastone Pasquale Nicoscia, ma erano stati rimpolpati, se non integrati o sostituiti. Il vuoto era stato colmato in parte da esponenti della famiglia alleata dei Capicchiano. La faida con gli Arena aveva portato nel 2004 all’omicidio eccellente di Pasquale Nicoscia. L’altra grande operazione contro di loro cosidetta “Isola” è datata 2009 In tutto una ventina di arresti tra Milano, Crotone, Catanzaro e Taranto. Nella ‘ndrangheta ci sono figure funzionali come il paciere, incaricato a suo rischio e pericolo ma ben remunerato di farsi garante delle “famiglie” in guerra.

I problemi tra gli Arena ed i Nicoscia sono iniziati negli anni 90. Nicola Arena viene condannato all’ergastolo e gli sembra opportuno e strategico nominare Pasquale Nicoscia, capobastone degli Arena. Francesco Arena, appena uscito di prigione, decide di attribuirsi anche lui il titolo di capobastone E si finisce nell’imbuto della lunga guerra mafiosa, con vicende alterne. Fatta luce su tre omicidi. Compreso il delitto efferato del mammasantissima “don Carmine” Arena, ammazzato a colpi di bazooka, kalashnicov, lupara e pistola calibro 9X21. Il capobastone Salvatore Nicoscia (37 anni) ed il pregiudicato Vincenzo Corda (53 anni) vengono indicati come mandanti.

A quel plateale efferato, incredibile delitto avrebbero partecipato secondo la Polizia di Stato anche il presunto capobastone della ‘ndrangheta “don Pasquale” Nicoscia, ammazzato, all’uscita di casa, l’11 dicembre del 2004, Francesco Capicchiano, 33 anni, ammazzato il 27 marzo 2008, Pasquale Manfredi 32 anni ed un altro personaggio indagato a piede libero.

Dell’ arresto di Pasquale Manfredi, nel marzo scorso, potete leggere qui.

Foto | Flickr

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