Un giorno in pretura, il processo per l’omicidio del tassista Luca Massari: la sentenza. Puntata del 20 aprile

Nel sabato di Rai3 torna Un giorno in pretura: prosegue il processo per l’omicidio del tassista milanese Luca Massari, avvenuto a Milano il 10 ottobre 2010. Dopo le testimonianze, tocca ad accusa e difesa, e infine arriva la sentenza di condanna per entrambi gli imputati.

Sabato scorso 20 aprile è andata in onda su Rai3, a Un giorno in pretura, la seconda parte del processo che ha visto imputati i fratelli Stefania e Pietro Citterio per l’omicidio del tassista Luca Massari, morto dopo dieci giorni a seguito delle botte ricevute dopo aver investito il cane della fidanzata di Pietro. Per quel delitto è stato già condannato a 16 anni, con rito abbreviato, Michel Ciavarella, fidanzato di Stefania, con condanna confermata in due gradi di giudizio.

I fratelli Citterio sono invece imputati per concorso in omicidio, e sono anche stati condannati, sia in primo grado che in appello. Quest’ultimo si è infatti concluso a marzo scorso, con la condanna di Stefania Citterio a 10 mesi per minacce e di suo fratello Pietro a 13 anni per concorso anomalo in omicidio.

Quello che è andato in onda a Un giorno in pretura è il processo di primo grado, e se la volta scorsa sono stati ascoltati i testimoni oculari del fatto, non sempre concordi, nella seconda parte si è assistito allo scontro tra accusa e difesa, che hanno raccontato due versioni differenti dello stesso fatto.

Il PM vuole dimostrare che Pietro Citterio è un violento e ha preso parte al pestaggio. Per questo racconta di come il giorno seguente abbia anche aggredito un giornalista andato a casa sua, colpendolo più volte con un bastone e mandandolo in ospedale. Precisa inoltre che lo stesso Citterio, una volta arrestato, consigliato dal suo legale ha confessato la sua partecipazione al pestaggio di Massari. Solo in seguito ha poi ritrattato la sua confessione, e il pm contesta questa ritrattazione, dicendo che la descrizione del pestaggio era stata troppo precisa.

La difesa invece afferma che la confessione di Pietro era solamente un tentativo di tenere fuori dalle accuse la fidanzata e la sorella Elisabetta, visto che Stefania era stata già arrestata. Anche la stessa Stefania, sentita in udienza, difende il fratello dicendo che è arrivato sul posto dopo il pestaggio.

Il pm chiede la condanna di entrambi, a 21 anni per Stefania e a 23 anni per Pietro. Per lei a scatenare la furia omicida è stata Stefania, che per prima si è scagliata contro il tassista, e poi è arrivato Pietro che, in base alle testimomianze raccolte, avrebbe pronunciato la frase: “Dov’è che lo ammazzo?”.

Arriva la sentenza, Pietro viene condannato a 14 anni, Stefania a 10 mesi che sono stati già scontati. La difesa di entrambi ha proposto appello avverso la sentenza e Un giorno in pretura seguirà il caso fino in Cassazione.

Intanto, dalla prossima settima, la trasmissione sarà dedicata al processo di Avetrana che si è appena concluso, come sappiamo, con la condanna all’ergastolo delle due imputate principali.

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