Italia ovale: weekend da incubo, ma i numeri non dicono tutto

Sei Nazioni 2015 – Punteggi impietosi nel fine settimana per il rugby azzurro, ma guardare solo al risultato finale è un errore.

Benetton Treviso: 43 punti subiti, 3 fatti. Italia Under 20: 61 punti subiti, 0 fatti. Italia: 47 punti subiti, 17 fatti. Zebre: 54 punti subiti, 10 fatti. Italdonne: 39 punti subiti, 7 fatti. Questi i numeri, impietosi, dell’ultimo weekend di rugby azzurro internazionale. I conti sono presto fatti: 244 punti subiti, 37 fatti, per uno score medio di 49-7 a sfavore delle squadre italiane.

E’ difficile, come ha detto anche Sergio Parisse in conferenza stampa dopo Twickenham, trovare dei lati positivi di fronte a cinque sconfitte nette, come quelle subite dalle tre nazionali azzurre e dai due club di Pro 12. La coperta è corta, il gap con le altre realtà grande e, in alcuni casi, si tratta di sfide realmente a senso unico, imbarazzanti. Ma, spesso, i semplici numeri finali non dicono tutto e le cinque sconfitte, per quanto nette e inconfutabili, non sono così simili come i punteggi potrebbero far sembrare.

E con questo non vogliamo ‘difendere’ la prestazione di una squadra rispetto a un’altra, o dei giocatori rispetto ad altri, ma occorre mettere dei puntini sulle i, per evitare di gettare tutto nello stesso calderone, quello del disfattismo a prescindere, quello del “fanno bene a volerci buttar fuori dal 6 Nazioni”. Anche perché, detto inter nos, dal Sei Nazioni non ci butteranno mai fuori. Per motivi sportivi (Romania e Georgia sono ben lontane dai nostri standard), ma anche per motivi politici (siamo soci del Sei Nazioni) ed economico/turistici (vada il collega del Times a dire agli appassionati britannici che l’anno prossimo la trasferta non sarà a Roma, ma a Bucarest o Tbilisi; e trovi lo stesso collega emittenti e sponsor rumeni/georgiani pronti a metterci i soldi italiani).

Parlavamo, prima di divagare sugli sproloqui di certa stampa inglese, di disfattismo a prescindere e di calderoni. Già, perché le cinque sconfitte delle italiane nel weekend sono sì nette e pesanti, ma dal peso specifico ben diverso. L’Italia di Jacques Brunel, dopo l’incolore prestazione con l’Irlanda, a Twickenham ha cambiato volto. Dal 30% scarso di possesso di Roma è passata al 53% (cioè più degli inglesi) di sabato scorso, ha segnato tre (belle) mete, ma soprattutto è rimasta in partita per quasi un’ora. Poi il blackout che ha portato al parziale di 29-0 e questo è il grosso limite degli azzurri. Ma l’Inghilterra non ha passeggiato sull’Italia come il 47-17 farebbe supporre a chi non ha visto il match e non ha letto il tabellino.

Stesso discorso vale per le ragazze della femminile, che fino al 60′ avevano bloccato le campionesse del mondo in carica sul 15-7. Poi sono arrivate quattro mete, di cui le ultime tre negli ultimi 8 minuti di gara, quando le azzurre avevano finito la benzina e non avevano più l’adrenalina di chi sta lottando punto a punto con le inglesi per la vittoria. Sconfitta netta, ma sicuramente ben meno netta di quanto dica il punteggio. E così è successo alla Benetton a Belfast, dove prima del doppio cartellino giallo i veneti erano pienamente nel match contro l’Ulster, prima – anch’essi – di spegnere il motore in largo anticipo e permettere ai nordirlandesi di dilagare.

A preoccupare, per l’evidente differenza di gap, sono invece le partite dell’Under 20 e delle Zebre. Qui, spiace dirlo, ma da salvare non c’è neppure l’apparenza. Gli azzurrini hanno subito i pari età britannici fin dal fischio d’inizio, hanno subito cinque mete in poco più di mezz’ora e al 54′ perdevano 54-0. Poi gli inglesi hanno alzato il piede dall’acceleratore e così il punteggio è stato limitato, ma l’Italia non è mai stata in partita. Come le Zebre, che hanno subito tre mete in venti minuti, hanno concesso il bonus al 36′ e poi, questo sì come le altre formazioni italiane, hanno visto i Glasgow Warriors dilagare nel finale. Ma, come gli azzurrini, anche i bianconeri non hanno mai dimostrato di poter restare in partita.

Quindi, come dicevamo all’inizio, di questo weekend azzurro c’è ben poco da salvare, perché sono arrivate cinque sconfitte nette e inequivocabili. Ma si sono viste cinque partite ben diverse, l’una dall’altra, e squadre ben diverse in campo. A Twickenham, soprattutto visto il paragone con il match con l’Irlanda, allo Stoop e a Ravenhill si sono viste squadre che per lunghi tratti hanno saputo mettere in difficoltà squadre sulla carta ben più quotate e si è visto anche del gioco. Gioco da cui ripartire per i prossimi impegni. A Brickfields e a Parma, invece, è difficile trovare qualcosa da cui ripartire.


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