Rugby & Doping: in Francia si cambia e si prende la mira

Stop ai controlli a tappeto, costosi e inutili, ma test mirati a chi ‘puzza’ di doping.

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La Francia rivoluziona la sua lotta al doping e decide di puntare a chi è sospetto. Parafrasando le parole del grande accusatore del rugby transalpino, l’ex tallonatore Laurent Bénézech, ora l’Agence française de lutte contre le dopage (AFLD) “guarderà all’evoluzione fisica di certi giocatori” e se questa sarà sospetta allora farà controlli mirati, continui.

Andando oltre la semplificazione di cui sopra, Christian Bagate – responsabile antidoping della FFR – a Midi Olympique spiega come “I sorteggi e i controlli a tappeto, quando alla fine hai un solo vero sospettato, sono sistemi che presto non useremo più. E’ un metodo che non dà risultati e costa tantissimo”. Ora, invece, ci saranno determinati parametri (che non verranno resi noti) che permettono di individuare quei rugbisti dalle prestazioni sospette e l’attività di antidoping si concentrerà su di loro.

“Prima gettavamo l’esca e speravamo che qualcuno rimanesse attaccato all’amo, ora – invece – i pesci verranno identificati prima” conclude Bagate. Che sia un metodo che funziona lo si capirà solo con il tempo, quel che è certo è che nel 2013 in Francia sono stati fatti oltre 11mila test nello sport, con solo 22 casi di positività nel rugby. E visto che gli esperti dubitano fortemente quando sono di fronte a percentuali ridicole (come è nel rugby mondiale), ecco che si prova a cambiare.


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