Rugby & Doping: Sandro Donati “C’è, basta con la retorica stantia”

Il consulente Wada e grande accusatore del doping nello sport parla dei dubbi (??) che stanno coinvolgendo gli Springboks campioni del mondo nel 1995. Senza le ipocrisie che spesso circondano la palla ovale.

Il servizio di domenica su France 2 di cui abbiamo parlato qui ha aperto il vaso di Pandora (o almeno gli occhi di molti) sul pericolo doping nel rugby. Non un pericolo imminente, futuro, ma un pericolo passato e presente, attuale e troppo spesso sottovalutato o, criminalmente, ignorato.

Sul sito di Panorama, proprio dopo le accuse francese agli Springboks campioni del mondo nel 1995, parla Sandro Donati – massimo esperto italiano di doping e, da anni, grande accusatore del sistema sportivo italiano e non solo quando si parla di sostanze dopanti. E il consulente della Wada non si nasconde e dice la sua. Che a molti non piacerà.

“E’ assolutamente ragionevole (il rapporto tra i casi di Sla e il doping, ndr.) […] Se cominciamo a parlare di due casi di Sla in una rosa ristretta di una squadra nazionale, è difficile considerarlo un caso e nulla più. E anche gli altri tipi di patologie possono collegarsi all’abuso di farmaci – dice Donati, che continua –. Qui si pone un problema più generale e occorre per questo tirare in ballo il ruolo delle federazioni internazionali […] Tali federazioni basano il loro business fatto di diritti televisivi e di sponsorizzazioni sul livello delle manifestazioni sportive che organizzano. Come si può pensare che vadano a incidere davvero su queste ultime in caso di sospetti legati al doping?”.

E parlando direttamente di rugby, l’accusa di Donati è diretta. Affrontare il problema è una priorità per lui. “E’ ora da tempo. Bisogna finirla con tutta questa retorica legata al rugby. […] Perché il fisico di molti giocatori di oggi non è in alcun modo paragonabile a quello dei giocatori di un tempo. […] A mio modo di vedere, anche nel rugby è arrivato il momento di fare una seria indagine epidemiologica. […] Basta con questi giudizi generici che vengono dati dal dirigente sportivo di turno che ci assicura che nel suo sport il doping non esiste. Non funziona così”.

E quali sono le sostanze che possono favorire le prestazioni nel rugby? Tante, troppe, secondo Sandro Donati. “Ce ne sono tante. Si potrebbe per esempio assumere il testosterone, ma pure l’ormone della crescita, che peraltro non viene identificato nei controlli antidoping. Si può addirittura stimolare l’organismo perché sia esso stesso a produrre testosterone. […] Come dire, di tutto un po’”.

Donati, poi, affronta anche le parole di mesi fa di Laurent Bénézech, che paragonava il rugby di oggi al ciclismo pre Festina, e non solo. Tutta l’intervista la trovate qui. Nel servizio di France 2, infine, parla anche Fabien Galthié. Che ricorda la sfida persa 52-10 a Parigi dalla Francia contro gli Springboks nel ’97. “Ci asfaltarono, non c’è dubbio. Correvano il doppio di noi, erano più forti fisicamente di noi. A fine partita, però, mi hanno detto che 14 di loro erano sotto trattamento per l’asma. Prendevano il Ventolin”. In 14 su 23 avevano, dunque, l’asma in quel Sud Africa. Il 61% della squadra. Ah già, mediamente l’asma colpisce il 3-8% della popolazione.

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