Pavia, bullismo su Whatsapp: minorenne costretta a cambiare scuola

La giovanissima, dopo esser stata presa di mira per settimane dai nuovi compagni di classe, si è vista costretta a cambiare scuola.

Il bullismo, nel 2014, passa anche e soprattuto sui social network e i servizi di messaggistica istantanea molto utilizzati dai giovanissimi. L’ultimo gravissimo caso arriva dalla provincia di Padova, dove una minorenne si è vista costretta a cambiare scuola dopo settimane e settimane di derisioni su Whatsapp culminate con la diffusione di un video pedopornografico condiviso per giorni dagli studenti del liceo Cairoli di Pavia.

Tutto è cominciato all’inizio di questo anno scolastico. Nuova classe, nuovi compagni e un gruppo su WhatsApp utilizzato dagli studenti per comunicare con l’intera classe. Le prese in giro nei confronti della giovane partono quasi subito, come dichiara oggi a La Provincia di Pavese la madre della minorenne:

Mia figlia veniva filmata in classe, il video veniva messo sul gruppo e fatto girare. Veniva presa in giro, anche con messaggi vocali. C’è stato un momento in cui l’hanno esclusa dal gruppo perché non voleva farsi interrogare, poi l’hanno riammessa. Non sono stati episodi gravi, ma spiacevoli.

Negli ultimi giorni, però, quegli episodi di bullismo sono andati oltre e hanno portato alla denuncia. Un video pornografico con protagonisti alcuni minorenni ha cominciato a circolare su WhatsApp in tutto l’Istituto. A quel punto la donna, scoperta l’esistenza di quel video, si è rivolta alla polizia.

Controllando il cellulare insieme a mia figlia mi ha segnalato che girava un video sul gruppo WhatsApp della classe. Era un video pornografico molto esplicito con minorenni. Non erano suoi compagni di classe. E con il cellulare di mia figlia sono andata alla polizia perché avere quel video e diffonderlo è un reato. Abbiamo fatto una denuncia contro ignoti per materiale pedopornografico. La settimana successiva hanno parlato con mia figlia per capire se conosceva i ragazzi del video che girava in tutta la scuola. Dopo la denuncia mia figlia veniva chiamata “infame”.

E’ sempre il quotidiano locale a darne conto, riportando anche le dichiarazioni del preside dell’Istituto, Francesco Rubiconto, che è intervenuto fin dalla prima segnalazione:

Whatsapp è una cosa personale, come Facebook o Ask. Chi decide di entrarvi lo fa liberamente e noi non possiamo controllare quello che succede. I genitori facciano i loro controllo, io a mia figlia whatsapp non l’ho fatto installare. […] Non ci sono stati episodi di bullismo. Se poi su whatsapp ci siano stati screzi e contrasti su questo la scuola non c’entra. Ciò che appartiene alla sfera privata non è di mia competenza, sarebbe violazione della privacy. Noi sul rapporto dei ragazzi con i social facciamo iniziative continue, anche sulla prevenzione in generale, stiamo girando un secondo video sulle slot. I genitori devono controllare i loro figli

Nemmeno l’intervento delle forze dell’ordine è riuscito a ristabilire un clima di tranquillità per la minorenne, che ha quindi deciso di cambiare scuola, lasciandosi alle spalle quell’incubo durato settimane. Intanto le autorità continuando a indagare su quel video, sulla sua diffusione e sui protagonisti dello stesso.

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