Elisa Claps: le perizie e la foto di don Mimì ai 18 anni di Restivo

È solo una foto che certo non può provare nulla, se non i buoni rapporti che sarebbero intercorsi, almeno fino al 1990, tra Danilo Restivo e don Mimì Sabia, l’ex parroco della chiesa della Trinità di Potenza dove nel marzo scorso è stato rinvenuto il corpo di Elisa Claps. L’immagine l’ha scovata il settimanale Visto.

di remar

È solo una foto che certo non può provare nulla, se non i buoni rapporti che sarebbero intercorsi, almeno fino al 1990, tra Danilo Restivo e don Mimì Sabia, l’ex parroco della chiesa della Trinità di Potenza dove nel marzo scorso è stato rinvenuto il corpo di Elisa Claps.

L’immagine l’ha scovata il settimanale Visto. Si tratta della classica foto di compleanno in cui si vede Restivo festeggiare i suoi 18 anni davanti ad una torta. Tre anni prima della scomparsa di Elisa. Di fianco a lui, in atteggiamento affettuoso, don Mimì, deceduto ultraottantenne l’anno scorso.

Una foto che può non significare nulla – magari don Mimì era abituato ad andare ai 18 anni dei suoi parrocchiani o magari con la famglia Restivo c’era una maggiore confidenza – ma che fa nascere delle domande.

Scrive La Gazzetta del Mezzogiorno:

Quando il pubblico ministero chiese a don Mimì Sabia se conoscesse Danilo Restivo lui rispose con un timido «sì». Disse pure che la mattina del 12 settembre del 1993, giorno della scomparsa di Elisa Claps, non lo vide in chiesa. Poi si scoprì che Danilo la chiesa della Trinità di Potenza, nel cui sottotetto il 17 marzo sono stati trovati i resti di Elisa, la frequentava e che aveva anche le chiavi. In seguito, però, si preoccupò di precisare proprio Restivo, era stato allontanato dallo stesso don Mimì, che di quella chiesa era il parroco. 

Ma quando era stato allonato? Don Mimì, morto ultraottantenne un paio di anni fa, non ne ha mai parlato. Ora spunta questa foto che mette in dubbio la tesi di Restivo: l’ha scovata il settimanale «Visto» e risale all’aprile del 1990, e precisamente alla festa per il diciottesimo compleanno di Danilo, come si evince dalla candelina sulla torta. Accanto a lui, con atteggiamento affettuoso, compare don Mimì.

Fino a quel giorno quindi, a tre anni dall’omicidio, i suoi rapporti col parrocco della Trinità erano sereni, e molto più intimi di quanto finora non si fosse sospettato. Rapporti di famiglia tanto stretti da determinare la presenza dell’anziano ma potentissimo parroco alla festa di un diciottenne, in un contesto di soli ragazzini. 

Ma perché Danilo raccontò invece agli investigatori di essere malvisto da don Mimì al punto da essere cacciato dalla Trinità, cosa insolita anche per un ragazzo sconosciuto? Poteva essere un modo per distogliere l’attenzione dalla chiesa della Trinità? È importante, a questo punto, capire se e quando Danilo sia stato davvero allontanato.

 
Del ritrovamento di una piantina della chiesa della Trinità a casa dei genitori di Restivo a Erice avevamo parlato in occassione della perquisizione effettuata nella loro abitazione. Dagli atti del procedimento a carico di Restivo:

«L’incidenza negativa sulle indagini dell’atteggiamento protettivo manifestato dalla famiglia di Restivo che, con ogni probabilità, ben a conoscenza dei problemi di Danilo e della sua fragilità di carattere, lo ha sempre difeso e spesso allontanato da Potenza evitandogli, in alcuni periodi, qualsiasi contatto con la città. Anche nel corso delle intercettazioni i familiari furono accortissimi nel parlare, limitandosi a brevissime conversazioni».

Intanto il lavoro dei periti continua. Sempre su La Gazzetta del Mezzogiorno si legge che sono almeno cinquanta i reperti trovati sul luogo del delitto ancora da analizzare perché si crede possa esserci un Dna diverso da quello di Elisa. Ed è per questo che i resti della ragazza non sono stati ancora consegnati alla famiglia Claps.

«Il nostro lavoro – spiega Introna – è concluso ma prosegue negli istituti di medicina legale dell’Università di Milano e della Cattolica di Roma». «Si tratti di Restivo o di altri – sottolinea Introna – a noi non interessa. Confermo il quadro contenuto nelle 250 pagine della perizia medico legale, compreso il fatto che alcune ciocche di capelli furono tagliate tra venti e trenta minuti dopo l’accoltellamento». 

Via | La Gazzetta del Mezzogiorno

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