Sei Nazioni 2014: Irlanda, un trionfo meritato e una classifica che non mente

Si è concluso il Sei Nazioni 2014 e Brian O’Driscoll e compagni hanno vinto. Ma cosa lascia il torneo? Cosa dire delle sei protagoniste? Il risultato finale è quello visto in campo?

L’Irlanda sul tetto d’Europa, l’Inghilterra a recriminare per la follia di Parigi, poi un Galles in chiaroscuro, una Francia che si è illusa di nascondere con i risultati i suoi limiti, la Scozia che annaspa e l’Italia che, ahinoi, affonda inesorabilmente. L’ultimo turno dell’RBS 6 Nazioni ha deciso la classifica finale, che rispecchia cosa si è visto in questo mese e mezzo di rugby.

Un Sei Nazioni vinto all’ultimo, con una meta annullata (giustamente) alla Francia a fare la differenza. Ma l’Irlanda ha giustificato il titolo durante l’intero mese e mezzo, sbagliando solo la gara di Twickenham, dove però il distacco minimo (-3 punti) è stato uno dei fattori decisivi per la vittoria finale. Ma, soprattutto, a una grande qualità di gioco, l’Irlanda ha saputo unire cinismo e concretezza, fattori che le hanno permesso di imporsi nettamente come risultato nei tre match dominati. L’ultimo Sei Nazioni di Brian O’Driscoll è stato perfetto e il leggendario numero 13 irlandese avrà pensato che la scelta di Roma, 12 mesi fa, di non chiudere lì la sua carriera è stata – probabilmente – la miglior scelta della sua vita.

Questo, invece, il grande limite dell’Inghilterra quest’anno. I britannici hanno macinato gioco e qualità sia contro la Francia sia contro la Scozia nei primi due turni del torneo, ma nonostante l’impressionante mole di gioco e la qualità dei suoi trequarti a Parigi è caduta malamente, mentre a Edimburgo non ha saputo mettere sul tabellino quei punti che, poi, alla fine sono pesati. Ma è stato soprattutto il ko con la Francia a pesare, in una partita iniziata male, poi recuperata e dove il XV di Lancaster stava dominando senza problemi. Ma che non ha saputo chiudere la pratica in tempo. Insomma, l’Inghilterra vale l’Irlanda per gioco e qualità individuali (sopra tutti Brown, ma soprattutto i giovanissimi Newell e Burrell), ma in vista della RWC dovrà lavorare sul cinismo e la concretezza.

Una delle delusioni del torneo è sicuramente il Galles, che aveva mostrato i problemi sin dall’esordio di Cardiff con l’Italia, dove aveva vinto ma soffrendo troppo contro una squadra che, dopo quel match, si è sciolta velocemente. Galles giustamente terza, visto che ha perso proprio con Irlanda e Inghilterra, mentre al di là dell’imbarazzante vittoria di sabato contro la Scozia, ha mostrato di essere più squadra della Francia nella sfida diretta, dove i transalpini hanno pagato pesantemente i propri limiti.

E, infatti, alla fine il quarto posto della Francia è giusto, nonostante le illusioni protratte fino all’ultimo. Philippe Saint-André ha sicuramente raddrizzato qualcosa rispetto a 12 mesi fa, ma quest’anno i risultati sono stati migliori più per casualità (e cattiveria agonistica) che per un vero cambio di marcia dei Bleus. Abbiamo già detto del “suicidio” inglese di Parigi, così come ricordiamo il blackout dell’Italia a inizio ripresa di un match sin lì equilibrato, così come del netto successo del Galles a Cardiff sui francesi. Poi è arrivata la vittoria in extremis, e per molti in Francia immeritata, contro la debole Scozia. Francia che, per assurdo, ha mostrato il meglio di sè nella sfida che le ha negato il podio, cioè la bellissima partita di sabato con l’Irlanda. Da qui deve ripartire Saint-André che, però, non deve pensare che il “dio del rugby” non ha guardato verso i suoi ragazzi quest’anno. Perché di fortuna, la Francia, ne ha avuta parecchia.

Restano, staccate, Scozia e Italia. Degli azzurri abbiamo già detto e ancora avremo da dire in questi giorni, mentre la Scozia ha giocato il suo torneo, mettendo in luce tutti i suoi limiti qualitativi, così come di alcune scelte di Scott Johnson. Scozia che ha salvato il torneo cambiando le carte in tavola a Roma, anche grazie all’Italia che ha smesso di giocare, ma che per il resto può salvare solo la partita con la Francia, che avrebbe meritato di vincere. Il pesantissimo ko finale con il Galles è solo la ciliegina al contrario sulla torta, ma la follia di Hogg ha falsato la partita. Quel che è certo è che la sfida che aspetta Vern Cotter – il nuovo coach da giugno, ndr – è durissima.

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